Omicidio Filippo Raciti: "Le Iene" non salvano Antonino Speziale
Era fuoco amico? sembrerebbe di no. Spente le speranze di Antonino Speziale: non ci sarà revisione del processo per l'omicidio di Filippo Raciti

La Corte d'Appello di Messina, sezione minorenni penale, ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione del processo per l'omicidio preterintenzionale di Filippo Raciti, l'ispettore di polizia deceduto il 2 febbraio 2007 negli scontri tra forze dell'ordine e ultras del Catania durante il derby con il Palermo. La richiesta era stata presentata dall'avvocato Giuseppe Lipera, difensore di Antonino Speziale, condannato a otto anni e otto mesi di reclusione, pena già scontata.
Le condanne per l'omicidio di Raciti
Oltre a Speziale, all'epoca minorenne, anche Daniele Natale Micale, oggi 37enne, era stato condannato a 11 anni di reclusione. Secondo la ricostruzione giudiziaria, i due avrebbero colpito l'ispettore con un sottolavello in lamierino, provocandogli una lesione letale al fegato. Raciti morì dopo il ricovero all'ospedale Garibaldi di Catania.
La tesi del "fuoco amico" e la decisione della Corte
La richiesta di revisione avanzata dall'avvocato Lipera si basava sulle dichiarazioni di due testimoni intervistati nel 2020 dalla trasmissione televisivaLe Ienesu Italia1. I due sostenevano che Raciti fosse stato ferito mortalmente da una Range Rover della polizia, ipotizzando un caso di "fuoco amico". Tuttavia, questa ricostruzione era già stata esaminata e smentita nei tre gradi di giudizio che hanno portato alla condanna di Speziale e Micale.
Secondo la Corte d'Appello di Messina, "le prove nuove che si pongono in diretta contrapposizione con quelle fondanti la condanna devono essere dotate di particolare pregnanza dimostrativa, tale da scardinare il ragionamento posto a base del giudicato". I giudici hanno ritenuto che le dichiarazioni dei testimoni non fossero affidabili e non avessero la forza necessaria per rimettere in discussione le conclusioni già raggiunte.
Il ricorso in Cassazione
L'avvocato Lipera ha annunciato di aver presentato ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello. Tra i punti contestati, il penalista ha evidenziato che gli atti relativi al processo per diffamazione a mezzo stampa contro i due intervistati non sarebbero stati resi disponibili alla difesa di Speziale. Querelati dall'allora capo della polizia Franco Gabrielli, i due testimoni erano stati assolti nel novembre 2022 con la formula "perché il fatto non sussiste". Secondo Lipera, la mancata valutazione di questi atti rappresenterebbe un elemento critico nella decisione della Corte d'Appello.