Furto a Messina: rubati quattro capolavori di Antonello dal museo regionale Accascina

La Regione parla di «atto criminale di eccezionale gravità». Videosorveglianza funzionante, indagini in corso per recuperare le opere.

17 agosto 2026 12:23
Furto a Messina: rubati quattro capolavori di Antonello dal museo regionale Accascina - Credit Foto Renato Schifani
Credit Foto Renato Schifani
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Era la notte quando il museo regionale Accascina di Messina si è risvegliato senza quattro opere attribuite ad Antonello da Messina: un fatto che ha immediatamente scosso la città e mobilitato autorità e addetti ai lavori. Testimonianze frammentarie e la scoperta del furto hanno trasformato la mattinata in un corteo di preoccupazione per la perdita di pezzi considerati patrimonio locale e nazionale.

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha definito l'episodio «un atto criminale di eccezionale gravità e uno sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale». Secondo il suo messaggio social, le opere «non solo affondano le loro radici nella storia di Messina e della Sicilia ma rappresentano un patrimonio per l'Italia e per il mondo intero»; la priorità, ha aggiunto, è ritrovarle e assicurare alla giustizia i responsabili.

Tra gli oggetti trafugati ci sono parte del Polittico e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in Pietà: opere che, oltre al valore artistico, hanno un significato simbolico per la comunità locale e per gli studi storici legati ad Antonello.

Indagini e responsabilità

La Regione Siciliana ha già annunciato la massima collaborazione con la magistratura e le forze dell'ordine, mettendo a disposizione «ogni elemento utile per le indagini». È stato reso noto che l'allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente: le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all'individuazione degli autori del furto.

Parallelamente, è stata avviata un'ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all'operato del personale addetto alla custodia. La Regione ha sottolineato che quegli aspetti saranno verificati «con assoluto rigore» e che non sarà tollerata alcuna zona d'ombra nel procedimento.

Le autorità hanno quindi due linee operative parallele: da un lato, l'attività investigativa per il recupero delle opere e l'identificazione dei responsabili; dall'altro, la verifica delle procedure di sicurezza e custodia del museo. Mentre gli investigatori analizzano i materiali a disposizione, resta alta l'attenzione pubblica su tempi e modalità di restituzione dei capolavori.

La vicenda pone interrogativi più ampi sulla tutela del patrimonio culturale e sull'efficacia delle misure preventive nei luoghi di conservazione: per ora, la parola passa agli inquirenti e alla Procura, e la Regione assicura che farà «quanto è necessario perché tornino presto al loro posto».

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