La chiesa che salvò Catania due volte: tra profughi etnei e lacrime del 1908
Nel Borgo catanese, questa chiesa barocca nata per i profughi del 1669 prega contro terremoti e lava, con statue laviche e affreschi del martirio. Segreti di una patrona che non tradisce mai.
Nata dalle ceneri dell'Etna
Nel 1669 l'eruzione sommerge casali etnei come Misterbianco e Malpasso: migliaia di profughi affollano Catania e il vescovo Bonadies alza questa chiesa per dar loro un tetto spirituale. La lapide sul portale lo grida: "Dopo l'eruzione dell'Etna, insignita con nome trionfale di Agata, eretta con denaro offerto dai fedeli". Danneggiata dal sisma del 1693, rinasce nel 1709 per mano del cardinal Carafa, più maestosa, con fedeli che mettono la paglia per ricostruirla. È il Borgo, 'u Buggu, quartiere operaio che si stringe intorno a lei come un baluardo contro la lava.wikipedia
Facciata che sfida il vulcano
Prospetto in pietra viva con paraste alte, capitelli artistici e statue di San Pietro e Paolo in lava dell'Etna su plinti: guardiani eterni contro il fuoco. Al centro portale monumentale con timpano ad arco, busto di Sant'Agata e cimase con putti, volute, foglie d'acanto. Sotto la targa del 1908 ricorda il terremoto di Messina: "Il popolo atterrito proruppe in lacrime intorno al velo di Agata". Torre campanaria quadrata a destra, con orologio e campane che battono l'ora del miracolo.wikipedia
Affreschi di martirio e altari devoti
Navata unica, volta dipinta con vita di Agata ed Euplio. Giovanni Lo Coco affresca l'abside: Quinziano furioso, fustigazione, mammella strappata, fornace ardente, poi trionfo con San Pietro in carcere, Dio Padre e angeli che la incoronano. Altari laterali: Sant'Antonio Abate (tela anonima), Sacro Cuore, Immacolata, Sant'Antonio da Padova, San Giuseppe, Pietà, Crocifisso. Gruppo scultoreo della Pietà commuove, Crocifisso veglia sul popolo.wikipedia
Tra processioni e ricordi popolari
Qui sfilarono veli di Agata nei disastri: 1908 contro il terremoto calabrese, eruzioni passate, bombe del '43. Catanese del Borgo ci entrano ogni giorno: mamme col rosario, operai in pausa, nonni che raccontano "Agata ci ha salvati". Feste la animano con bande e fuochi, ma è nei giorni grigi che pulsa davvero.wikipedia
Patrimonio vivo del Borgo operaio
Sopravvissuta a tutto, resta cuore del quartiere: restauro 2010 la ripulì, ma odora ancora di incenso e cera. Turisti la scoprono nei tour barocchi, locali la vivono. Auspicio? Più luci notturne, visite guidate agli affreschi, per non farla solo ombra in piazza Cavour. Senza, il Borgo perde la sua santa guerriera.wikipedia
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