Etna in eruzione: tra colonne di cenere, ferite storiche e la guerra contro le fake news

Il vulcanologo Boris Behncke mette in guardia: tra dati, storia e malintesi serve adattarsi e fidarsi della scienza.

18 agosto 2026 07:42
Etna in eruzione: tra colonne di cenere, ferite storiche e la guerra contro le fake news - Credit Foto Boris Behncke
Credit Foto Boris Behncke
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«Facebook mi chiede "a cosa stai pensando?"» — scrive il vulcanologo dell'Etna Boris Behncke, e ciò che pensa è il prologo di una riflessione che mette al centro disinformazione e rischio reale. Un'immagine d'epoca, raccontata dall'esperto, diventa esempio di vecchia "fake news": era il 17 luglio 1960 e l'Etna era semplicemente imbiancata da grandine, non da scenari apocalittici.

Negli ultimi giorni la montagna ha prodotto una colata lavica intensa e un'abbondante emissione di cenere che ha innescato commenti, paure e teorie sui social. Behncke osserva come, nonostante l'accesso globale alle conoscenze, sia esplosa una massiccia diffusione di false informazioni e di un orgoglio anti-scientifico, fenomeno accelerato dall'epoca Covid e ora presente in molti settori.

Al centro del ragionamento c'è un fatto misurabile: l'Etna è un vulcano attivo e tra i più prolifici al mondo, paragonabile per frequenza e volumi al Kīlauea delle Hawai'i; solo il Teide è più alto di circa 350 metri. Negli ultimi 25-30 anni il carattere dell'Etna è cambiato: è diventato molto più incline ad attività esplosiva, pur restando le sue dimensioni un freno agli scenari catastrofici totali che caratterizzerebbero vulcani come il Vesuvio.

Behncke rimarca anche l'inerzia delle comunità locali e delle amministrazioni: di fronte a condizioni mutate servirebbe adattamento e progettazione, non solo reazioni emotive. Suggerisce che chi si candida a governare dovrebbe proporre piani per la sicurezza delle abitazioni e per la gestione di cenere e lapilli, risorse e problemi che richiedono politiche concrete.

Sulla natura dell'eruzione etnea, la distinzione pratica è fra eventi sommitali, laterali ed eccentrici. Le eruzioni sommitali partono dai crateri in cima; le laterali nascono da fratture che deviano il magma dai condotti centrali e si manifestano a quote più basse; le eccentriche, più rare, si aprono dove prima non c'erano condotti e spesso portano con sé una maggiore componente gassosa, aumentando l'esplosività.

Nel caso attuale, spiega Behncke, il quadro è probabilmente sommitale-subterminale: il motore resta il condotto centrale e in particolare la Voragine, che alimenta il vicino Cratere di Nord-Est. Sul fianco si osservano bocche a quote inferiori, fino a circa 1500 m sotto la vetta; diversamente da altre eruzioni laterali passate, qui i crateri sommitali non si sono spenti.

La storia documentata dell'Etna mostra che eruzioni importanti hanno causato danni a centri abitati (pensiamo al 1669 o al devastante evento che colpì Mascali nel 1928), ma è essenziale una precisazione: mai nella documentazione storica qualcuno è stato ucciso da un'eruzione trovandosi a casa propria. Tra i danni più rilevanti ci sono stati quelli del 1910, 1923, 1950-1951, 1971, 1979, 1981, 1983, 1991-1993 e gli eventi che hanno danneggiato impianti turistici in quota.

I dati sulle vittime mostrano una realtà complessa: in 2700 anni di storia documentata si registrano 77 vittime correlate ad eruzioni, ma molte di queste sono legate a circostanze particolari — ad esempio 59 decessi nel 1843 a Bronte per l'esplosione di una cisterna d'acqua — e l'ultimo caso mortale direttamente attribuibile a un'eruzione risale al 1987. Negli anni recenti, invece, sono avvenute morti sul vulcano per cause diverse: incidenti in montagna, fulmini (quattro morti fra 1999 e 2004) e altri episodi fatali. Sul caso del turista americano citato nei commenti, Behncke smentisce che fosse in «zona vietata»: si trovava a circa 1300 m, dove l'accesso pedonale era consentito.

Infine, sul valore operativo della scienza: i vulcanologi e i geofisici non possono sempre predire con precisione l'istante di un'eruzione — «non possiamo sempre dire se l'eruzione avviene prima o dopo la partita» — ma i sistemi di monitoraggio e allerta forniscono un servizio concreto alla Protezione Civile, alle autorità e alla popolazione, con l'obiettivo di ridurre al minimo i rischi per la vita e per i beni.

L'appello conclusivo di Behncke è politico e sociale: evitare polemiche sterili e offese gratuite, riconoscere il valore della conoscenza specialistica e lavorare insieme per affrontare sfide globali e locali. In una fase in cui l'Etna mostra un volto più esplosivo, la ricetta dell'esperto è chiara: informarsi sulle basi scientifiche, sostenere piani di adattamento e fidarsi di chi monitora la montagna.

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