Catania, il sindaco bacia il cranio di Sant'Agata: emozione e peso del ruolo nella processione del 'nono centenario'

Alla Cattedrale il gesto simbolico di Enrico Trantino racconta il legame tra istituzioni, fede e comunità durante il ritorno delle reliquie.

17 agosto 2026 12:52
Catania, il sindaco bacia il cranio di Sant'Agata: emozione e peso del ruolo nella processione del 'nono centenario' - Credit Foto Enrico Trantino Sindaco
Credit Foto Enrico Trantino Sindaco
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Il racconto comincia da un gesto semplice eppure carico di significato: Enrico Trantino, sindaco di Catania, riceve dalle mani dell'arcivescovo il cranio di Sant'Agata prima che fosse riposto nel busto. "Mi porge perchè lo baciassi", ha detto il primo cittadino, descrivendo l'emozione che lo ha investito e il senso di responsabilità: "ti senti schiacciato dal peso del ruolo".

La scena si è svolta davanti alla Cattedrale, al termine di una lunghissima processione dalla rotatoria del Rotolo a piazza Duomo che, secondo il sindaco, ha celebrato il ritorno da Bisanzio delle reliquie della Santa. A officiare il rito è stato il cardinale Parolin, delegato dal Papa, presenza che il primo cittadino ha interpretato come testimonianza della vicinanza della Chiesa alla comunità catanese.

Nel suo intervento Trantino ha sottolineato come le reliquie siano "segni tangibili della sua esistenza" e possano rendere la collettività "più vicina" alla propria Santa Patrona. Ha poi ricordato che si trattava di un centenario — definito dallo stesso sindaco "il nono" — e che l'atto pubblicizzato dalla città è parte di una tradizione che unisce devozione e identità civica.

Un dettaglio tecnico citato dal sindaco ha richiamato l'attenzione: il cranio di Sant'Agata non era stato rimosso dal busto negli ultimi sessant'anni. Il gesto di porgerlo al sindaco, e il suo successivo bacio, hanno accentuato il carattere simbolico del rapporto tra istituzioni locali e rito religioso, rendendo visibile la tensione tra ruolo pubblico e partecipazione personale alla liturgia.

A chiudere il racconto del sindaco, un'immagine che cerca di parlare a tutti i cittadini: "L'emozione ti afferra, e vorresti trasferirla a ciascun concittadino. Non so se basta una foto. Ma lì non ero solo io". Parole che mettono al centro la tensione fra esperienza individuale e rappresentanza pubblica, e che lasciano aperta la domanda su come la città interpreti e gestisca il proprio patrimonio simbolico nelle occasioni pubbliche.

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