Antonietta Invernizio porta l'Etna e Sant'Agata di Catania al Festival Internazionale dell'Arte di Como

Un'opera materica sull'Etna, selezionata per Como dopo una tappa a Roma; il critico Alfonso Restivo ne elogia forza, texture e cromia.

18 giugno 2026 14:38
Antonietta Invernizio porta l'Etna e Sant'Agata di Catania al Festival Internazionale dell'Arte di Como - Credit Foto Antonietta Invernizio
Credit Foto Antonietta Invernizio
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A Roma, in un piccolo ma affollato vernissage al Colosseo Spazio Mecenate, l'artista vittoriese Antonietta Invernizio ha visto l'opera dedicata all'Etna attirare sguardi, telefonate e richieste di acquisizione. È stato in quel contesto che la tela — una composizione materica e cromatica che fonde lava e simboli sacri — ha iniziato il suo percorso verso il Festival Internazionale dell'Arte di Como, dove sarà esposta a giugno.

La notizia della selezione per il festival rappresenta per Invernizio, che vive a Catania e la considera la sua città di adozione, una conferma del valore della sua linea espressiva: due opere dedicate proprio a Catania, a Sant'Agata e all'Etna, portano sul palcoscenico internazionale la città etnea attraverso la sensibilità di un'artista ragusana. L'opera, già mostrata a Roma, ha aumentato la sua risonanza e generato ulteriori richieste da collezionisti e curatori.

L'esposizione romana è stata curata e recensita dal docente e critico d'arte Prof. Alfonso Restivo, che ha seguito anche la presentazione comasca a Villa Govone / Menaggio. Secondo Restivo, l'opera non punta alla mera fedeltà figurativa ma si impone per la sua energia tattile e per la gestione audace della materia: «una forma piramidale e imponente di un vulcano in eruzione domina la composizione», con strati di stucco, pigmenti densi e inserti che rendono la superficie quasi scultorea.

La resa cromatica, annota il critico, è un altro elemento chiave: le pendici nelle tonalità di viola, cremisi e ardesia si contrappongono a un'eruzione di rossi vermigli, arancio neon e rosa magenta che sembrano quasi luminescenti. Il fumo è reso con velature grigie e bianche che lasciano filtrare la brillantezza dell'eruzione, mentre la materialità della tela traduce la persistenza geologica in un effetto quasi palpabile.

L'artista stessa ha spiegato che l'opera rappresenta l'Etna nella sua piena eruzione: la lava discende e si trasforma nelle «minnuzze» di Sant'Agata, elementi che idealmente sostengono la città nei momenti di difficoltà. È un'immagine dove fede e simbolo civico si intrecciano con la forza tellurica, in un linguaggio astratto e materico che vuole dare voce alla Catania a cui Invernizio è legata.

Dal punto di vista espositivo, il passaggio da Roma a Como ha amplificato l'eco dell'opera: la tappa romana ha funzionato come vetrina critica e commerciale, mentre la presenza al festival internazionale a giugno promette di mettere l'artista e la sua rappresentazione di Catania davanti a un pubblico più vasto e internazionale. Lo stesso Prof. Restivo ha sottolineato il carattere ambivalente dell'opera, capace di essere al tempo stesso scultorea e pittorica, audace nella cromia e densa nella texture.

Per la città etnea e per l'artista — originaria di Vittoria, in provincia di Ragusa — la selezione a Como rappresenta dunque una doppia opportunità: consolidare il percorso espressivo di Invernizio e dare maggiore visibilità a immagini e simboli cittadini fuori dal contesto locale. L'interesse mostrato da collezionisti e curatori conferma che la proposta materica e simbolica dell'opera trova oggi una domanda reale nel mercato e nella critica.

L'itinerario espositivo di Invernizio testimonia come, attraverso la pittura materica e l'uso del colore, sia possibile trasformare un soggetto locale in un argomento di conversazione artistica oltre i confini regionali.

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