Tribunale di Catania: paziente contrae Covid in reparto, Policlinico condannato a risarcire quasi mezzo milione
Un 77enne ha contratto SARS‑CoV‑2 durante il ricovero: il giudice parla di omissioni nelle procedure e accerta il nesso causale con il decesso.
Il Tribunale civile di Catania ha ritenuto provata la responsabilità del Policlinico‑Rodolico‑San Marco per un'infezione nosocomiale da Sars‑CoV‑2 che ha portato alla morte di un paziente di 77 anni, e ha condannato l'azienda ospedaliera a versare un risarcimento complessivo quasi mezzo milione di euro agli eredi.
Il paziente era stato ricoverato tre giorni prima di Capodanno per una anasarca e, all'accesso, risultò negativo al tampone Covid. Nonostante una prima terapia protratta per un mese e mezzo e un secondo test sempre negativo, il 3 febbraio 2021 il paziente risultò positivo e fu trasferito al reparto di Malattie Infettive del San Marco. La polmonite da Covid‑19 si aggravò rapidamente: il 77enne morì quattordici giorni dopo la positività.
I fatti e il procedimento giudiziario
La moglie e le tre figlie, difese dall'avvocato Giuseppe Girlando, hanno citato in giudizio il Policlinico per ottenere il ristoro del danno parentale. L'azienda ospedaliera si è difesa sostenendo che il paziente era già in condizioni cliniche compromesse per patologie preesistenti. Tuttavia, per il Tribunale la presenza di comorbilità «può aver contribuito ad aggravare il quadro», ma non interrompe il nesso causale tra le omissioni dell'ospedale e l'evento morte.
La decisione si è fondata anche sulla relazione peritale: i consulenti tecnici hanno rilevato che «appare evidente il nesso di derivazione etiologico e causale tra la infezione nosocomiale da Sars‑Cov‑2 contratta dal paziente, la sua evoluzione verso un grave quadro clinico e il suo successivo decesso».
Motivazioni della sentenza e risarcimento
Secondo il giudice, l'azienda non ha assolto il proprio onere probatorio né dimostrato di aver messo in atto tutte le misure necessarie «per evitare il contagio», tenuto conto che pazienti con altre patologie presentano un rischio più alto di contrarre infezioni e dunque richiedono massima scrupolosità. Il Tribunale ha citato omissioni nelle procedure di sanificazione come possibile causa dell'infezione.
Pur usando il termine «probabilmente» nella descrizione delle omissioni, il giudice ritiene tale ricostruzione sufficiente a stabilire il nesso causale. La sentenza di primo grado ha disposto il pagamento di poco più di 190.000 euro alla vedova e di circa 90.000 euro per ciascuna delle tre figlie.
La struttura sanitaria può impugnare la decisione in Appello: la sentenza è infatti di primo grado.
Implicazioni e contesto
La pronuncia di Catania figura tra le prime sentenze italiane sul tema delle infezioni da Covid‑19 contratte in ambiente ospedaliero e potrebbe fare giurisprudenza nel riconoscimento del risarcimento per infezioni nosocomiali legate alla pandemia. Il Tribunale richiama inoltre la necessità di misure di prevenzione particolarmente rigorose per i pazienti con comorbilità, e sottolinea il peso probatorio a carico delle strutture sanitarie nel dimostrare l'adozione di procedure adeguate.
Rimane aperto il capitolo giudiziario: un eventuale Appello potrebbe confermare o riformare le valutazioni sul nesso causale e sulle responsabilità organizzative e procedurali emerse nel primo grado.
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