Giustizia riparativa chiesta da Martina Patti dopo la condanna: Procura e famiglia si oppongono
La difesa ha chiesto l'accesso al percorso di giustizia riparativa per la donna condannata a 30 anni per l'omicidio della figlia; la decisione è rinviata al 7 luglio.
Richiesta di giustizia riparativa, opposizione e rinvio della Corte. Martina Patti, condannata a 30 anni per l'omicidio della figlia Elena, ha visto la sua difesa presentare alla Corte d'assise d'appello di Catania un'istanza per l'accesso al percorso di giustizia riparativa. Sulla richiesta si sono opposti la Procura generale e i familiari della vittima; la Corte si è riservata e renderà nota la propria decisione nell'udienza del 7 luglio.
Il processo e la richiesta difensiva
L'istanza è stata formalizzata dagli avvocati Tommaso Tamburino e Gabriele Celesti, difensori di Patti, dopo che l'imputata, collegata in video dall'istituto di detenzione, ha affermato di «chiedere perdono» e di aver «fatto qualcosa di orribile: ho ucciso mia figlia». Patti ha inoltre dichiarato che la consapevolezza del gesto sarebbe emersa «dopo un percorso psicologico che sto conducendo da quando sono detenuta».
La Procura generale, rappresentata dal sostituto procuratore Agata Consoli, e l'avvocato Barbara Ronsisvalle, che tutela le parti civili costituite (il padre e i nonni paterni della bambina), hanno espresso formale opposizione all'accesso al percorso riparativo, contestando la richiesta della difesa.
I fatti contestati e lo stato del procedimento
Martina Patti, 26 anni, era stata condannata in primo grado il 12 luglio 2024 a 30 anni di reclusione per i reati di omicidio premeditato aggravato, occultamento di cadavere e simulazione di reato. L'omicidio risale al giugno 2022, quando la piccola Elena, di quasi 5 anni, fu uccisa con un'arma da taglio e poi seppellita in un campo abbandonato vicino all'abitazione della famiglia a Mascalucia.
Secondo l'impianto accusatorio, dopo l'omicidio Patti avrebbe simulato il sequestro della bambina all'uscita dall'asilo, ingannando inizialmente parenti e forze dell'ordine. Le indagini che hanno portato al processo sono state svolte dai carabinieri del comando provinciale di Catania.
La Corte d'assise d'appello ha preso tempo per valutare la compatibilità della richiesta di giustizia riparativa con la gravità dei fatti e con le posizioni espresse dalle parti lese: la decisione verrà pronunciata nell'udienza fissata per il 7 luglio. Il procedimento resta comunque incardinato sull'accusa di omicidio e sui reati accessori contestati.
Aggiornamenti sulle determinazioni della Corte saranno resi noti al termine dell'udienza: al momento la vicenda rimane al centro dell'attenzione giudiziaria per la complessità delle questioni di diritto e per l'opposizione manifestata dai familiari della vittima.
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