Paradosso Catania: prima per infortuni, penultima per risorse alla prevenzione
La Uil denuncia lo squilibrio: Asp Catania spende lo 0,18% per la sicurezza, meno della metà della media nazionale.
Catania risulta la provincia siciliana con il maggior numero di infortuni e morti sul lavoro, ma è tra le ultime per le risorse destinate alla prevenzione: è quanto emerge dallo studio 2024 diffuso dal "Sindacato delle Persone". Per l'Asp di Catania l'incidenza del Servizio Prevenzione e Sicurezza Lavoro sulla spesa totale è dello 0,18%, a fronte di una media nazionale dello 0,40% e di una media regionale siciliana dello 0,45%. Solo Enna registra un valore più basso (0,03%).
Enza Meli, segretaria generale della Uil etnea, definisce il fenomeno un "Paradosso-Catania": "C'è un paradosso tutto catanese. In Sicilia la nostra provincia è prima per infortuni e morti sul lavoro, ma è penultima per risorse destinate dall'Azienda sanitaria ai Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro". La dirigente sindacale sottolinea la necessità di formazione e controlli continui: "Non vogliamo puntare il dito contro nessuno, ma chiediamo che si faccia di più per contrastare chi specula sulla vita e sul futuro di lavoratrici e lavoratori".
Richieste sindacali e proposte
La Uil, spinta dalla campagna #Zeromortisullavoro, rilancia misure concrete per invertire la tendenza. Tra le proposte citate dalla segreteria etnea e dal sindacato nazionale figurano:
l'introduzione del reato di omicidio sul lavoro;
uno stop deciso ai subappalti a cascata;
misure per contrastare le gare al massimo ribasso;
maggiore investimento in formazione e attività ispettiva.
Secondo Meli alcune proposte avanzate dalla Uil di PierPaolo Bombardieri sono state parzialmente accolte, ma «molto altro va fatto» per prevenire tragedie sul lavoro anziché limitarsi alle inchieste successive.
Ivana Veronese, segretaria confederale nazionale della Uil, commenta i risultati a livello nazionale: "I dati della spesa per i Servizi Prevenzione e Sicurezza Lavoro sono del tutto insoddisfacenti e riflettono il sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale". Veronese chiede con urgenza un aumento del Fondo Sanitario Nazionale e che una parte dell'incremento sia vincolata a misure di salute e sicurezza sul lavoro, ricordando che "prevenire costa meno che curare".
I numeri segnalano uno squilibrio tra incidenza degli infortuni e investimenti in prevenzione: Catania paga un costo umano elevato con risorse dedicate alla sicurezza molto inferiori alla media. La richiesta del mondo sindacale è puntuale e rivolta sia ai governi locali sia a quello nazionale: più fondi, più controlli, e regole che limitino pratiche economiche che comprimono la sicurezza sul lavoro.
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