Scopri la Chiesa della Santissima Trinità a Catania: un Gioiello Barocco Unesco
Immergiti nella maestosità della Chiesa della Santissima Trinità a Catania, tesoro del barocco siciliano patrimonio Unesco. Tra affreschi di Sozzi e Conca, storia millenaria e restauri recenti!
Immagina di passeggiare lungo via Vittorio Emanuele II, nel cuore pulsante di Catania, e di imbatterti in un edificio che sembra sfidare il tempo con la sua facciata barocca concava e angelica. La Chiesa della Santissima Trinità non è solo un luogo di culto, ma un simbolo della resilienza catanese, sopravvissuto a lava e terremoti, e dal 2002 parte del patrimonio Unesco delle Città tardo barocche del Val di Noto. Costruita nel XVIII secolo su basi trecentesche, questa chiesa ellittica ispirata a Borromini cattura l'essenza del barocco siciliano, mescolando curve dinamiche e dettagli opulenti per un'esperienza visiva ipnotica.
Storia Antica e Rinascita Barocca
Le origini del complesso risalgono al 1349, quando un primitivo monastero benedettino femminile fu fondato grazie alle donazioni di nobildonne catanesi, su un'area che un tempo ospitava un'insula romana. Spostato nel XVI secolo, il monastero fu ampliato in epoca spagnola, ma la colata lavica del 1669 lo circondò senza danneggiarlo, mentre il devastante terremoto del 1693 uccise l'80% delle monache. La ricostruzione post-terremoto, tra 1727 e 1745, vide all'opera maestri come Alonzo Di Benedetto, Giovanni Battista Vaccarini – padre del barocco catanese – e Francesco Battaglia, che firmò la facciata tripartita e concava, preceduta da una scalinata in pietra lavica.
La chiesa vera e propria nacque tra il 1740 e il 1745 (o 1746-1751 secondo alcune fonti), con una pianta ellissoidale che riecheggia San Carlo alle Quattro Fontane di Borromini, fusa in un ambiente di curve e linee rettanghe per un effetto spaziale magico. Dopo le leggi eversive del 1861, il convento fu confiscato e trasformato: oggi una parte ospita il Liceo Scientifico Enrico Boggio Lera, mentre la chiesa, rettoria non parrocchiale, riapre al pubblico nel febbraio 2022 post-restauro.
La Fascia Esterna: Eleganza e Simbolismo
La facciata cattura subito l'occhio: tripartita, in pietra calcarea, con un portale abbassato nel 1861 per livellare le strade, decorato da due angeli che volgono lo sguardo all'Occhio di Dio centrale. Sopra, tre finestroni separati da colonne; in cima, due torrette quadrangolari con cupolette. Una cupola svetta visibile da via Vittorio Emanuele, mentre l'ingresso laterale su via Quartarone è diventato una nicchia con statue in ceramica del Crocifisso con Madonna e Maddalena (fine Settecento), ora colorate e protette da vetrata dopo i restauri.
Curiosità: la scala a tenaglia interna, opera di Stefano Ittar, risolve il dislivello con la discesa della via, un trucco ingegneristico barocco che invita i visitatori a salire verso il divino.
Interno Splendido: Oro, Marmi e Opere Maestre
Entrando, l'ambiente ellittico avvolge con colori dominanti di oro, bianco e azzurro: pavimento originale restaurato, cantoria dorata settecentesca sopra l'ingresso, organo meccanico del 1772. Quattro altari laterali in marmi policromi ospitano tele preziose: a destra, Battesimo di Gesù di Olivio Sozzi e Madonna appare a San Giovanni a Patmos (1756) di Sebastiano Conca, maestro di Sozzi; a sinistra, Crocefissione e Trinità appare a San Benedetto (1756), sempre di Sozzi. L'altare maggiore, tempietto in marmi neri, sfoggia lamina d'argento con Ultima Cena leonardesca, tondi messinesi e un vano per la comunione delle monache recluse, con marchingegno a corda.
Fatti interessanti: una nicchia custodisce il Cristo morto in cartapesta, dove le monache pronunciavano i voti; sopra, bassorilievo di San Benedetto con la Regola e un busto misterioso (forse Santa Scolastica o una monaca potente). In alto, la Trasfigurazione e aquile simboliche di San Giovanni dominano lo spazio.
Restauri Recenti e Usi Moderni
Il restauro del 2021-2022, finanziato dalla Protezione Civile regionale (1,635 milioni di euro dalla legge 433/1991), ha rifatto coperture, consolidato volte, restaurato torri e intonaci, preservando lapidei e dipinti. Riaperta durante le Giornate FAI, oggi ospita preghiere, concerti e eventi culturali – persino esperienze immersive su Van Gogh nel 2024.
Curiosità e Leggende Monastiche
Il legame con la Festa del Sacro Chiodo (1601-1866) è affascinante: la reliquia, donata nel 1393, processiona tra chiese, con litigi tra monache e Benedettini per il suo possesso. Sopravvissuta alla lava del 1669 intatta, la chiesa simboleggia la fede incrollabile; la sua aquila sotto la cantoria, emblema di Giovanni, è protagonista della tela più iconica di Conca
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