Olivette di Sant’Agata, il dolce verde che profuma di festa a Catania

A Catania le olivette di Sant’Agata, dolcetti verdi di pasta di mandorla ispirati alla leggenda dell’ulivo miracoloso, raccontano la festa della patrona tra fede e tradizione

04 febbraio 2026 12:00
Olivette di Sant’Agata, il dolce verde che profuma di festa a Catania - Foto: Auregann/Wikipedia
Foto: Auregann/Wikipedia
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Leggenda dell’ulivo miracoloso

La tradizione lega le olivette a un episodio dell’agiografia di Sant’Agata: la giovane, scortata dai soldati di Quinziano, si ferma un attimo per allacciarsi un sandalo e, nel punto in cui posa il piede, spunta un olivo selvatico che la nasconde e le offre i frutti per sfamarsi.
Un’altra versione racconta che Agata, urtando un ulivo sterile, lo avrebbe fatto rifiorire e fruttificare all’istante, trasformando l’albero in simbolo di protezione e fertilità per i catanesi.

Dalle monache al popolo: nascita del dolce

Secondo molte ricostruzioni popolari, sarebbero state le monache – spesso si citano le benedettine dei monasteri catanesi – a inventare un dolce di pasta reale che evocasse le olive del racconto sacro, da offrire e vendere nei giorni della festa.
Col tempo le olivette sono diventate, insieme alle minnuzze, uno dei due dolci simbolo della festa di Sant’Agata: compaiono sulle bancarelle lungo il percorso della processione, accanto a torroni, mandorle caramellate e altri dolciumi “da strada”.

Com’è fatta un’olivetta tradizionale

Nella versione classica, l’olivetta è una piccola forma ovale di pasta di mandorla, realizzata con farina di mandorle, zucchero e acqua, spesso profumata con liquori leggeri come rum, rosolio o maraschino e aromi di agrumi o mandorla amara.
L’esterno viene tinto di verde con coloranti alimentari e passato nello zucchero semolato, che crea quella crosticina dolce e leggermente croccante che contrasta con il cuore morbido, simile alle paste di mandorla tradizionali.

Varianti moderne: dal pistacchio al cioccolato

Le fonti ricordano che, in origine, le olivette venivano preparate con pistacchi al posto delle mandorle, senza ricorrere a coloranti artificiali: il verde era quello naturale del frutto.
Oggi sono diffuse varianti ricoperte di cioccolato fondente o al latte, molto presenti nelle pasticcerie catanesi durante il periodo agatino, mentre alcune botteghe artigianali propongono versioni “gourmet” con pistacchio di Bronte, liquori agli agrumi o note di vaniglia.

Quando e dove si mangiano

Le olivette compaiono nelle vetrine e sulle bancarelle già a gennaio, ma è fra il 3 e il 5 febbraio, nei giorni clou della festa di Sant’Agata, che diventano protagoniste assolute, acquistate in sacchetti o scatole regalo.
Si trovano nelle pasticcerie storiche del centro, nei chioschi improvvisati lungo via Etnea e nelle strade percorse dal fercolo, e sempre più spesso vengono spedite in tutta Italia tramite e‑commerce dedicati ai prodotti tipici catanesi.

Un simbolo dolce di identità catanese

Per molti catanesi le olivette non sono solo un dolce: sono il segnale concreto che “sta arrivando Sant’Agata”, un ponte tra il racconto del martirio e la festa collettiva che ogni anno riempie la città.
Ogni famiglia ha la sua versione – più o meno alcolica, più o meno verde, con zucchero grossolano o fine – ma tutte condividono l’idea che, in quei giorni, una manciata di piccole “olive” di mandorla non possa mancare sul tavolo di casa o nella busta da portare agli amici lontani.

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