Il Ponte dei Saraceni, dove il Simeto stringe la mano alla storia di Catania

Sul Simeto, tra Adrano e Centuripe, il Ponte dei Saraceni unisce forre laviche, storia normanna e leggende arabe. Uno dei ponti più suggestivi d’Italia!

05 febbraio 2026 15:00
Il Ponte dei Saraceni, dove il Simeto stringe la mano alla storia di Catania - Foto: Davide Mauro/Wikipedia
Foto: Davide Mauro/Wikipedia
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Un ponte tra due province e mille epoche

Il Ponte dei Saraceni si trova sul fiume Simeto, al passo del Pecoraio, in quel tratto di valle dove i territori di Adrano (provincia di Catania) e Centuripe (provincia di Enna) si guardano da una riva all’altra. Oggi lo si raggiunge percorrendo strade di campagna e agrumeti, ma per secoli è stato un passaggio strategico lungo l’asse che collegava Troina, prima capitale di Ruggero d’Altavilla, con Catania e con tutta la fascia etnea occidentale. La strada che lo attraversava correva poi a valle di Adrano e Paternò, controllata come in una scacchiera dai grandi dongioni normanni di Adrano, Paternò e Motta Sant’Anastasia, messi lì proprio per dominare il transito in questo corridoio naturale.biancavilla.italiani

Dalle prime arcate romane ai Normanni

Le ricerche storiche e archeologiche concordano nel riconoscere in questo punto del Simeto un attraversamento già in età romana, tra I e II secolo d.C., con un ponte in muratura a più arcate a tutto sesto. Nel XII secolo, durante la dominazione normanna, la struttura viene ricostruita e rialzata, sfruttando parte delle fondazioni precedenti: è in questa fase che si impone il profilo più slanciato, con l’arco centrale acuto e la sagoma che oggi si associa al ponte. Il nome “dei Saraceni” è un omaggio alla memoria araba, ma la maggior parte delle fonti sottolinea come l’impianto medievale visibile sia dovuto in realtà ai Normanni, che rielaborano e potenziano un’infrastruttura più antica, adattandola alle nuove rotte militari e commerciali.fondoambiente

Architettura di pietra lavica e contrasti di colori

Il ponte, noto anche come ponte di Carcaci, è costruito in pietra lavica e conci di pietra calcarea, con un uso molto scenografico dei materiali: gli Arabi, nella fase intermedia, avrebbero introdotto l’alternanza di pietre chiare e scure nelle ghiere degli archi, ottenendo un effetto a fasce che alleggerisce visivamente la massa basaltica. L’arcata maggiore centrale, oggi la parte più antica superstite, presenta un profilo gotico–acuto, impostato su robuste spalle in roccia e muratura che affondano nella lava modellata dal fiume. In origine esistevano altre due arcate: una minore, anch’essa acuta, e un’arcata a tutto sesto, probabilmente di impianto romano, a testimoniare il dialogo fra tecniche costruttive diverse lungo i secoli.visitsicily

Le ferite dell’alluvione del 1948 e i restauri recenti

Il 1948 segna una frattura nella storia del ponte: una piena eccezionale del Simeto devasta la valle, travolge le arcate minori e lascia in piedi soltanto la grande volta centrale. Nel dopoguerra le campate laterali vengono ricostruite con forme e materiali differenti rispetto all’originario, con un’impostazione più moderna e meno slanciata, che si riconosce subito se confrontata con l’eleganza gotico–normanna dell’arco principale. Tra fine anni Novanta e primi Duemila ulteriori interventi di consolidamento e restauro mirano a mettere in sicurezza la struttura e a renderla fruibile ai visitatori, in un contesto paesaggistico ormai tutelato.siciliafotografica

Le forre laviche del Simeto, scenografia naturale

Il ponte scavalca uno dei tratti più spettacolari del basso Simeto, tra gole e forre laviche formate da antiche colate pre‑etnee scavate nei secoli dall’erosione dell’acqua. Dal 2000 il sito rientra nel Sito di Importanza Comunitaria “Forre laviche del Simeto”, riconoscimento che ne tutela insieme valore naturalistico e storico, inserendolo in una rete di sentieri che uniscono geologia, flora ripariale e archeologia. Camminando lungo gli argini si vedono le stratificazioni basaltiche a gradoni, le marmitte scavate dalla corrente e, in primavera, il contrasto tra il nero della lava e il verde brillante delle coltivazioni e della vegetazione spontanea.etnafriends

Un ponte tra leggende, fotografie e classifiche

Col tempo il Ponte dei Saraceni è diventato anche luogo di racconti popolari: c’è chi parla di tesori nascosti nelle sue fondamenta e chi lo indica come teatro di passaggi notturni di contrabbandieri tra le due province. Dal punto di vista turistico, oggi è una meta amata da escursionisti, fotografi e cicloturisti, che lo includono in itinerari più ampi tra Adrano, le rovine di Mendolito e la valle del Simeto. Nel 2015 è stato inserito da “la Repubblica.it” e ripreso da altre testate tra i trenta ponti più belli d’Italia, citato anche come una delle più affascinanti architetture medievali della Sicilia, grazie al connubio fra ingegneria antica e scenario vulcanico.mammasicily

Un luogo che chiede ancora cura

Nonostante la notorietà crescente, il ponte resta un luogo relativamente isolato, dove l’accesso può risentire delle condizioni meteorologiche e dello stato delle strade interpoderali. Diverse associazioni e progetti di valorizzazione, dal FAI ai gruppi locali, lo hanno inserito tra i “luoghi del cuore”, sollecitando manutenzioni costanti, segnaletica adeguata e un racconto più strutturato della sua storia lungo i percorsi di visita. Intanto il Ponte dei Saraceni continua a fare quello che fa da secoli: unire rive, epoche e sguardi, sospeso tra la forza del Simeto e il silenzio dell’entroterra etneo.lovingsicilia

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