Il palazzo misterioso di Misterbianco che nasconde segreti nobiliari etnei

A Misterbianco, questa dimora settecentesca domina la piazza con facciata elegante e memorie di duchi, eruzioni e rinascita barocca. Cos'ha visto dalle sue finestre?

05 febbraio 2026 21:00
Il palazzo misterioso di Misterbianco che nasconde segreti nobiliari etnei - Foto: VincentLR/Wikipedia
Foto: VincentLR/Wikipedia
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La casa “di villeggiatura” del duca

Il palazzo viene edificato tra fine Seicento e inizio Settecento per volere del duca Francesco Maria Trigona, come residenza di villeggiatura fuori Catania, nel cuore del feudo di Misterbianco. La famiglia Trigona, originaria dell’area di Piazza Armerina, ottiene il ducato nel 1685, pochi anni prima che l’eruzione del 1669 e il terremoto del 1693 sconvolgano il territorio, costringendo a ripensare insediamenti e architetture. In questo contesto il Palazzo Ducale assume il ruolo di simbolo della rinascita signorile: una dimora estiva in posizione centrale, affacciata sull’attuale piazza Giuseppe Mazzini, allora fulcro della vita del casale ricostruito.ialmo

Facciata tardo rinascimentale nel cuore del paese

L’edificio colpisce per la facciata sobria ma elegante, descritta come in stile tardo rinascimentale: ritmo regolare di aperture, cantonali in pietra, portale nobile e sviluppo orizzontale che occupa un intero lato della piazza. Non è il barocco ridondante di Noto o Catania, ma un linguaggio più misurato, che mescola eredità rinascimentali e aggiustamenti settecenteschi, tipico dei centri interni che si rialzano dopo il sisma del 1693 senza gli eccessi delle grandi capitali nobiliari. L’accesso principale originario, visibile ancora da via Fratelli Cairoli, conserva l’impostazione di ingresso di rappresentanza, mentre sul lato sud il palazzo dialoga con il vuoto scenografico di piazza Mazzini, ribattezzata non a caso “’U munumentu” per la presenza del monumento ai caduti e degli edifici storici che la incorniciano.misterbiancoeventi

Residenza nobiliare tra eruzioni e rivoluzioni

Per tutto il Settecento e buona parte dell’Ottocento il Palazzo Ducale resta il centro del potere locale: qui si gestiscono terre, raccolti e affitti, si ricevono ospiti e si organizzano le permanenze estive della famiglia Trigona. L’ombra della grande catastrofe del 1693 rimane sullo sfondo, ma il palazzo incarna la volontà di radicarsi nel nuovo sito di Misterbianco dopo la distruzione dell’antico centro di Campanarazzu, inghiottito dalla lava del 1669 e poi ulteriormente danneggiato dal sisma. Con l’abolizione dei feudi nel 1812 e la lenta crisi della nobiltà terriera, la funzione del palazzo cambia, ma continua a essere percepito come “casa del duca”, riferimento visivo e simbolico per la comunità.wikipedia

Dalla “casa del duca” alla città moderna

Oggi l’edificio non è un museo aperto stabilmente: le fonti concordano nel dire che il Palazzo Ducale è ancora residenza privata, visitabile solo su richiesta o in occasione di eventi, mentre la parte alle spalle, la cosiddetta “Ex Casa dell’acqua”, è l’unico plesso reso accessibile per iniziative culturali e visite guidate. Intorno, il centro storico è cambiato: l’ex ospizio dei pellegrini è diventato municipio e ora biblioteca, altri fabbricati sono stati riconvertiti a uffici e sale consiliari, ma il profilo del palazzo continua a dare misura alla piazza, come quinta scenica che tiene insieme memorie feudali e amministrazione contemporanea.tmatic

Un patrimonio da aprire di più

Negli ultimi anni il Palazzo Ducale è rientrato in guide, audio‑tour e progetti di riscoperta dell’identità di Misterbianco, che lo presentano come tappa obbligata insieme ai luoghi del Carnevale e ai resti dell’antico paese di Campanarazzu. L’auspicio, condiviso da molte realtà locali, è che la dimora dei Trigona possa essere resa più fruibile, magari con aperture periodiche o percorsi di visita integrati, così da trasformare una presenza scenografica in un vero spazio narrativo dove raccontare, stanza dopo stanza, come un casale etneo è passato da feudo agricolo a città viva alle porte di Catania.loquis+

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