Crispelle di riso, il profumo dei Benedettini nelle strade di Catania
A Catania le crispelle di riso, nate nel XVI secolo tra le mura dei Benedettini, profumano di agrumi e miele. Dolci di San Giuseppe diventati street food identitario.
Dalle cucine monastiche alle vie della città
Le crispelle di riso, note anche come zeppole di San Giuseppe o “benedettine”, sono un dolce fritto tipico catanese a base di riso cotto nel latte, aromi agrumati e miele colato a filo. La tradizione le vuole nate nel XVI secolo nel Monastero dei Benedettini di Catania, dove le monache, per mantenersi, preparavano dolci con ingredienti poveri – riso, latte, miele, agrumi – venduti poi dai frati alla popolazione. Da questa origine deriva il nome “a uso benedettini”, rimasto nella memoria popolare insieme al legame con le vie storiche di via Crociferi e San Nicolò l’Arena.wikiversity
Il dolce della festa del papà (e non solo)
Oggi le crispelle di riso sono legate soprattutto al 19 marzo, festa di San Giuseppe e festa del papà, quando friggitorie e pasticcerie di Catania vivono giornate di lavoro senza sosta. Nel Siracusano compaiono soprattutto l’11 novembre, per San Martino, spesso abbinate alle zeppole e sempre accompagnate da abbondante miele, mentre a Messina la variante si chiama sfincione di riso ed è finita con zucchero anziché miele. In realtà, nel Catanese la domanda è tale che ormai si trovano crispelle quasi tutto l’anno, soprattutto tra l’autunno e la primavera, come chiusura dei pranzi domenicali o delle cene in trattoria.duecoperti
Impasto di riso, agrumi e miele
La base è un riso a chicco medio (Roma, Originario o Sant’Andrea) cotto per assorbimento in latte, talvolta misto ad acqua, con zucchero, un pizzico di sale, scorza d’arancia e spesso cannella. Una volta cremoso e asciutto, il riso viene lasciato raffreddare, unito a farina e lievito, poi fatto riposare a lungo prima di essere modellato in bastoncini e fritto in olio profondo fino a doratura intensa. L’ultimo passaggio è la “benedizione”: i cilindri ancora caldi vengono tuffati o irrorati con miele – spesso di zagara o arancio – profumato con succo e scorza di agrumi, e talvolta spolverati con poco zucchero o cannella.cookist
Tra street food e memoria dei “crispeddi”
Nel quotidiano catanese le crispelle di riso convivono con le sorelle salate, i “crispeddi” di ricotta o acciuga, fatti invece con una pastella di semola e lievito: cambia la base, resta il gesto del friggere e servire bollente. Le cronache gastronomiche ricordano come la “cucina dei Benedettini” fosse proverbiale per abbondanza e creatività, dalle arancine giganti ai timballi di pasta, e le crispelle di riso si inseriscono in quella stessa tradizione di cucina povera elevata a rito. Oggi file davanti alle friggitorie, odore di miele nelle strade e voci che chiamano “crispeddi ca’ meli!” mantengono vivo un pezzo di identità catanese, che passa di mano in mano tra padri e figli ogni 19 marzo.catania.italiani
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