Arresti domiciliari per un 50enne: accusato di stalkig telematico, calunnia e istigazione contro magistrati di Catania

La Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza del GIP di Messina: un uomo di 50 anni è agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, indagato per atti persecutori aggravati via social, calunnia e istigazione a delinquere nei confronti di magistrat

11 febbraio 2026 10:57
Arresti domiciliari per un 50enne: accusato di stalkig telematico, calunnia e istigazione contro magistrati di Catania - Credit Foto Tribunale di Catania
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Polizia di Stato e autorità giudiziarie hanno eseguito nella giornata odierna un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico nei confronti di un uomo di 50 anni, cittadino italiano residente in provincia di Frosinone. Il provvedimento, disposto dal GIP del Tribunale di Messina su richiesta della Procura Distrettuale di Messina, riguarda le ipotesi di reato di atti persecutori aggravati dall’uso di strumenti telematici, calunnia e istigazione a delinquere ai danni di alcuni magistrati in servizio nel distretto giudiziario di Catania.

Le indagini

Le indagini sono state condotte dalla Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Messina, con il coordinamento del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Catania; fondamentale anche il supporto della Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica e della Squadra Mobile di Frosinone. Secondo gli investigatori, il quadro indiziario raccolto è ritenuto grave e articolato. Le condotte contestate si sarebbero sviluppate in concomitanza con un procedimento penale a carico dell'indagato, attualmente in corso davanti al Tribunale di Catania per il reato di diffamazione aggravata.

A partire da dicembre 2024, e con comportamenti che gli inquirenti ritengono tuttora in atto, il 50enne avrebbe utilizzato social network e gruppi di messaggistica per pubblicare post, messaggi e video dai contenuti ritenuti offensivi e minacciosi. L'accusa riferisce che l'uomo avrebbe ripetutamente accusato diversi magistrati del distretto di Catania di presunte omissioni di atti d'ufficio e di falso in atto pubblico, pur – secondo l'accusa – nella consapevolezza della loro innocenza. Nei contenuti diffusi online sarebbero state pronunciate anche frasi minacciose di estrema gravità e la loro reiterazione quotidiana avrebbe generato un clima di forte pressione nei confronti dei magistrati coinvolti.

Le condotte contestate avrebbero avuto conseguenze concrete: alcuni magistrati destinatari delle offese avrebbero modificato le proprie abitudini di vita, mentre presso il Tribunale di Catania sarebbero state rafforzate le misure di sicurezza, in particolare nei pressi dell'aula in cui si stava celebrando il processo a carico dell'indagato.

Secondo gli inquirenti, l'uomo non avrebbe agito da solo: avrebbe coinvolto alcuni sostenitori, aderenti a una presunta associazione da lui fondata, incitandoli a condividere e diffondere online i contenuti ritenuti calunniosi e diffamatori, amplificandone la risonanza mediatica.

Al momento l'indagato si trova agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in attesa dei successivi sviluppi giudiziari. Come previsto dalla legge, la sua posizione resta al vaglio dell'autorità giudiziaria e vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

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