Il simbolo di Catania che racconta una storia più antica della città stessa
La Fontana di Cerere, nel cuore di Catania, custodisce un simbolismo antico tra miti, riti e trasformazioni urbane ancora oggi sorprendenti.
Un antico racconto nel cuore della città
Chi passa ogni giorno da piazza Giovanni Verga spesso la guarda senza davvero osservarla. Eppure la Fontana di Cerere, con la sua figura elegante e silenziosa, porta sulle spalle un peso che non appartiene al marmo, ma alla memoria di Catania e ai miti che hanno accompagnato la Sicilia per millenni.
La statua, dedicata alla dea delle messi, appare quasi fuori dal tempo: il volto rivolto in avanti, la fiaccola sollevata, la presenza ieratica che sembra più un ricordo della terra che una semplice opera decorativa. È un’immagine che richiama un passato remoto, quando i culti agricoli scandivano i ritmi della vita e la fertilità del suolo significava sopravvivenza.
Nata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, la fontana rappresenta un momento preciso nella storia urbana: Catania voleva mostrarsi moderna, ma senza dimenticare il legame con la propria terra, con la Piana, con l’Etna che nutriva e, allo stesso tempo, minacciava.
L’aspetto solenne che ha sfidato i cambiamenti della città
La statua di Cerere non è soltanto un omaggio alla mitologia. È un simbolo che richiama l’identità agricola e prospera del territorio catanese. La fiaccola alzata indica il fuoco della conoscenza e il passaggio attraverso l’oscurità, mentre il gesto composto e fermo sembra raccontare una lunga attesa. Il basamento e il sistema idrico che la circondavano in origine avevano un ruolo preciso: trasformare un semplice slargo in un luogo riconoscibile, dotato di un proprio carattere.
Nei decenni, Catania ha cambiato volto più volte, e la piazza in cui la fontana si trova oggi non è quella per cui era stata pensata. Eppure, la figura di Cerere continua a distinguersi, un punto fermo circondato dal traffico, dagli uffici e da quella vita moderna che si muove veloce ma che spesso ignora i dettagli. Proprio questo contrasto, tra l’antico e il quotidiano, rende la fontana così particolare: è come se la dea osservasse la città crescere senza perdere la propria compostezza.
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