Il Seminario Vescovile di Acireale è baluardo di fede e cultura, dove futuri preti crescono tra affreschi e libri antichi.
Ad Acireale, seminario nato da un collegio ottocentesco forma sacerdoti nella ex casa di San Martino. Cappella barocca, biblioteca cinquecentesca e sale storiche lo elevano a perla diocesana.
Dalle origini rurali a istituzione diocesana
Sorge nel quartiere San Martino, su una casa di campagna seicentesca comprata nel 1861 dal padre Gesuita Patanè per farne collegio. Nel 1881, monsignor Gerlando M. Genuardi lo trasforma in seminario diocesano, inaugurato da don Alessandro Amato con 30 chierici. La facciata neoclassica arriva nel 1885, opera di architetti locali, mentre don Luigi Sturzo – sì, quel Sturzo politico – vi studiò tra Otto e Novecento. Da allora, ha formato centinaia di sacerdoti, resistendo a bombardamenti bellici e scosse telluriche.
La cappella, scrigno di devozione artistica
Costruita negli anni '30 su progetto di Gaetano M. Vinciguerra, consacrata nel 1940 da monsignor Bongiovanni, è un gioiello. Atrio con colonne paleocristiane, soffitto a cassettoni dorati, Via Crucis in maiolica di Francesco Patanè. L'altare maggiore ha tabernacolo in bronzo di Carmelo Pirrone, trittico del Sacro Cuore e pulpito scolpito. Medaglioni con santi e stemmi vescovili ornano pareti, in un tripudio barocco-rinascimentale che invita alla preghiera.
Biblioteca e saloni di sapere eterno
Al primo piano, il fondo antico custodisce cinquecentine rare, incunaboli e manoscritti su teologia e liturgia. Il salone nobile vanta tele di Teodoro Vasta, lampadario in cristallo ottocentesco e acustica da teatro per lezioni e concerti. Oggi ospita convegni e ritiri, con oltre 20mila volumi. È viva, usata da seminaristi e laici.
Ruolo vivo nella diocesi contemporanea
Acireale lo vede come faro: 150 seminaristi oggi, tra liceo e teologia. Restaurato nel 2015, integra tecnologia per lezioni online senza perdere anima. Aperto occasionalmente ai visitatori, è orgoglio locale, intreccio di storia e vocazione.
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