Il santuario catanese nato sul margine della città e trasformato dal tempo tra misteri e segreti

La vera storia della chiesa di Santa Maria della Guardia di Catania, tra origini seicentesche, trasformazioni urbane e una curiosità poco nota.

17 gennaio 2026 21:00
Il santuario catanese nato sul margine della città e trasformato dal tempo tra misteri e segreti - Foto: Poly_anthropos/Wikipedia
Foto: Poly_anthropos/Wikipedia
Condividi

La chiesa che Catania non voleva perdere

Tra le pieghe della Catania che si affaccia sul mare, c’è un luogo che racconta una storia più grande di quanto appaia a un primo sguardo: la chiesa di Santa Maria della Guardia. La fonte la colloca con precisione nel quartiere omonimo, ricordando che la sua origine risale al XVII secolo, quando venne edificata per custodire la devozione verso un’immagine della Vergine già venerata sul posto. La fonte specifica che proprio attorno a questo luogo di culto si sviluppò progressivamente il borgo Guardia, un agglomerato che prese forma seguendo la vita religiosa e la presenza del santuario. Non si tratta quindi di un edificio isolato, ma di un nucleo da cui, nei secoli, si è espanso un intero quartiere della città di Catania, con un’identità che deve il proprio nome e la propria esistenza alla chiesa stessa.
La storia dell’edificio è segnata anche da un evento cruciale riportato dalla fonte: nel 1906, il tempio venne demolito per consentire i lavori di ampliamento del porto di Catania. Non fu una decisione semplice, perché la chiesa rappresentava un punto fermo nella memoria del quartiere. Tuttavia, la fonte ricorda che la demolizione non segnò la fine del culto: l’intervento di trasformazione urbana rese necessario ricollocare l’edificio in un sito differente, mantenendo viva l’intitolazione e la funzione religiosa che da secoli caratterizzavano il luogo.

La rinascita in un nuovo sito e il ruolo della devozione popolare

Dopo la demolizione, il culto di Santa Maria della Guardia trovò una nuova casa: la fonte indica con chiarezza che l’attuale chiesa venne ricostruita e riaperta al culto nel 1910, appena quattro anni dopo l’abbattimento dell’edificio originario. Il trasferimento non fu soltanto un gesto pratico: segnò la volontà dei fedeli e della diocesi di mantenere salda una tradizione religiosa radicata nel territorio. La fonte sottolinea che questa seconda versione dell’edificio assunse la fisionomia che conosciamo oggi, con un impianto architettonico diverso da quello seicentesco ma fedele al ruolo spirituale che la chiesa ricopriva per la comunità.
Secondo il testo, la nuova chiesa conserva non solo il titolo originario, ma anche l’impianto di centralità nel quartiere, divenendo un riferimento stabile per i residenti. Il trasferimento, infatti, non indebolì la devozione, anzi contribuì a rinsaldare il legame tra l’identità del luogo e il culto mariano. La fonte offre così un’immagine chiara: un edificio di culto che, nonostante le trasformazioni urbanistiche, continua a esercitare una funzione viva, segno della continuità tra la tradizione e la modernità.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Catania