Il portone che divide due mondi: a Catania esiste un luogo dove il silenzio è sorvegliato da un angelo

A Catania un capolavoro barocco custodisce una scala “vigilata” da un angelo e un mistero architettonico unico in Sicilia.

29 novembre 2025 12:00
Il portone che divide due mondi: a Catania esiste un luogo dove il silenzio è sorvegliato da un angelo - Foto: Urban/Wikipedia
Foto: Urban/Wikipedia
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Una scala che incute rispetto

Nel cuore di Via dei Crociferi, a Catania, si trova uno degli edifici più affascinanti e carichi di simbolismo dell’intero barocco siciliano: la Chiesa di San Benedetto.

La sua facciata settecentesca, impreziosita da statue e volute, sembra quasi chiudere la strada in una prospettiva teatrale. Ma è la scalinata interna, detta “Scalinata dell’Angelo”, a rendere questo luogo diverso da tutti gli altri.

Realizzata dopo il devastante terremoto del 1693, la chiesa venne concepita come segno di rinascita e di purezza spirituale. L’accesso principale, infatti, è separato dal coro monastico da una scala che rappresenta il passaggio tra la terra e il cielo, tra la vita materiale e quella consacrata.

A vegliare su questo confine c’è un angelo marmoreo posto al centro della balaustra, simbolo della vigilanza divina. Secondo la tradizione, le monache benedettine non potevano superare quella soglia se non con permesso, e il gesto di attraversare i gradini aveva un valore sacro e penitenziale.

L’eco del barocco e il respiro della clausura

L’interno della chiesa, a navata unica, è un tripudio di stucchi, dorature e affreschi. Le decorazioni del pittore Giovanni Tuccari avvolgono la volta e le pareti in un movimento continuo, rappresentando la Gloria di San Benedetto e scene della vita del santo.

Le prospettive sono studiate per dare al fedele la sensazione di essere immerso nella luce, quasi trasportato in un’altra dimensione. Tutto è calibrato per creare un effetto ascensionale, dove architettura e pittura si fondono in un’unica estasi visiva.

Ma dietro la magnificenza artistica si nasconde anche la vita silenziosa del monastero adiacente, abitato dalle monache di clausura. Per secoli, la chiesa è stata il loro unico sguardo verso il mondo esterno: attraverso una grata posta sull’altare, potevano assistere alla messa senza essere viste, mantenendo intatto il loro isolamento.

Chi entra oggi non trova solo un monumento, ma una testimonianza viva della spiritualità femminile del Settecento, incastonata tra le pietre laviche e i marmi chiari che dialogano con la luce di Via dei Crociferi, una delle vie più ricche di arte sacra d’Europa.

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