Da Paternò al colore: Clair e il canto che trasforma l'ansia in luce
Originaria di Paternò, Barbara Rizzo (Clair) trasforma l'ansia in esperienza sonora: un singolo, un videoclip gotico e una pratica didattica che fa della musica uno strumento di cura e comunità.
La storia comincia con una scintilla. Nata a Paternò, la voce di Barbara Rizzo — in arte Clair — non si limita a cantare: si muove nell'aria, occupa lo spazio e reinterpreta il sentire. È da quella piccola città etnea che germoglia un percorso in cui il rigore del Conservatorio e la pratica educativa si intrecciano con una volontà artistica capace di trasmutare il dolore in colore. La genesi di "Stop Anxiety" è l'incidente scatenante: un giro di accordi discendenti che ha scatenato in Clair la visione di un dinamismo inverso, una forza che ferma il tempo e obbliga a guardare dentro.
La genesi di "Stop Anxiety"
Quel giro di accordi è stato per Clair una sorta di epifania: un fenomeno quasi metafisico che le ha suggerito il tema dell'ansia come presenza ingannevole, dolce e letale. La traccia, edita da Loud Vision, nasce da un lavoro condiviso con Skyner e Gianluca Trainito, che hanno scolpito un suono contemporaneo in cui la voce di Clair trova spazio per espandersi. «Il brano è stato come un amore a prima vista», dice lei; ascoltandolo è stata catturata da quella struttura armonica che le ha dato il senso di una spinta contraria — un ribaltamento delle coordinate interiori.
L'incidente personale si collega a un quadro più ampio: in un mondo dove i disturbi d'ansia sono aumentati in modo significativo, la proposta di Clair è al contempo analitica e concreta. Il testo lavora sul corpo prima ancora che sulla forma: descrive l'oppressione fisica di chi cerca aria in spazi che si chiudono — «it closes the spaces around me» — e mostra la soglia in cui la percezione diventa prigione. Qui avviene il primo nodo drammatico della narrazione: l'ansia non è solo concetto, è sensazione che prende la gola e il respiro.
Il climax: lotta, simboli, liberazione
Nel cuore del brano la tensione esplode e trova la sua immagine simbolica nel videoclip diretto da Federico Reina. L'estetica è una tensione tra gotico e eleganza: ombre dense, maschere nere, ombrelli da passeggio che diventano falsi scudi. È un teatro dell'assurdo dove lutto e rinascita si sfiorano, dove le presenze silenziose danzano attorno all'io imprigionato. Qui la musica non si limita a descrivere, ma si fa azione: la voce di Clair, cristallina e intensa, trasforma la sofferenza in materia visibile — una tinta che si può finalmente leggere.
Questa è la battaglia: non rassegnazione ma ribellione. Clair non invoca la fine della pena; ne chiede la trasformazione. La sua vocalità è al tempo stesso seta e roccia, capace di scivolare dal sussurro all'impeto con controllo assoluto. La canzone reclama il ritorno alla luce, alla vibrazione corporea che l'ansia aveva anestetizzato. È il momento più alto della parabola: quando la voce, il suono e l'immagine convergono in un rito di passaggio.
La risoluzione si declina però su un piano meno spettacolare e più concreto: l'azione educativa. Barbara Rizzo non è solo artista, è docente e specialista nel sostegno: un doppio binario tra musica e scuola che rende la sua produzione strumento didattico. Brani come "So Perfectly" e "Never Give Up" sono entrati nelle sue aule come materiali di analisi, così come "Stop Anxiety" diventa occasione per lavorare sulla consapevolezza emotiva dei più giovani. La sua esperienza nella direzione di cori di voci bianche e nel repertorio classico le dà gli strumenti per maneggiare il suono con precisione e responsabilità.
A partire da Paternò, il percorso di Clair assume una dimensione comunitaria: la musica non resta isolata sulle piattaforme, ma ritorna nelle classi, nelle prove corali, nei luoghi di crescita sociale. Qui la voce si fa cura e la performance si trasforma in pratica collettiva. La sua metodologia insegna che il canto può essere mappa per orientarsi nel caos interiore, che la tecnica e la sensibilità non sono opposti ma alleati.
Con la chiusura aperta del suo slogan poetico — «Ogni notte diverrà luce, e ogni ombra diverrà colore, e vivrò con il sole in fronte» — Clair lascia un'immagine che non annulla il buio passato, ma lo rende fondamento per tornare a vivere. Per Paternò e per chi ascolta, la sua è una promessa: la musica come bussola, la voce come strumento di liberazione. È una direzione ostinata verso la chiarezza, una traiettoria che trasforma l'ansia in pigmento, in una tavolozza da cui ricominciare a dipingere la vita.
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