Il fiume che scorre ma nessuno vede: la storia nascosta sotto le strade di Catania
Sotto il cuore di Catania scorre un fiume invisibile. L’Amenano, simbolo dimenticato, racconta una città costruita sull’acqua.
Una città costruita sul suo fiume invisibile
Nel cuore di Catania, tra la Piazza del Duomo e le vie antiche, scorre un fiume che nessuno vede ma che da secoli modella il destino della città. È l’Amenano, il corso d’acqua che scivola silenzioso sotto la pietra lavica, un tempo in superficie e oggi nascosto sotto metri di storia.
Un tempo le sue acque erano chiare e abbondanti, tanto da essere descritte come “fredde e trasparenti come il cristallo”. L’Amenano nasce alle pendici dell’Etna, raccoglie le acque dei terreni basaltici e, dopo un percorso breve ma ricco di diramazioni, si inabissa sotto il centro storico, riemergendo solo in pochi punti, tra cui la celebre Fontana dell’Amenano, davanti al Duomo.
La città, ricostruita dopo la terribile eruzione del 1669 e il terremoto del 1693, ha finito per inghiottire il suo fiume, inglobandolo in gallerie e canalizzazioni. L’acqua scorre ancora, ma lo fa invisibile, come un sussurro sotterraneo che accompagna le fondamenta dei palazzi barocchi.
Dove l’acqua incontra la pietra
La Fontana dell’Amenano, scolpita nel 1867 da Tito Angelini, è il simbolo visibile di ciò che resta del fiume. La scultura, in marmo bianco di Carrara, rappresenta un giovane che versa acqua da una cornucopia, un’immagine che evoca abbondanza e rinascita.
Dietro la sua bellezza si nasconde però un paradosso urbano: quella che oggi è una decorazione scenografica fu un tempo la bocca viva di un fiume reale, che alimentava mulini, fontane e orti.
Molti abitanti di Catania non sanno che, percorrendo pochi metri sotto la Pescheria, si può ancora udire lo scorrere dell’Amenano. L’acqua, imbrigliata e domata, continua a muoversi sotto le strade, tra le gallerie che collegano il Duomo alle terme romane. In certi punti, soprattutto dopo piogge abbondanti, il fiume riemerge con forza, come se volesse ricordare alla città la sua presenza.
14.4°