Dietro le grate del silenzio: a Catania c'è una chiesa che nasconde un racconto incredibile

Nel cuore di Catania sorge un antico monastero femminile che nasconde un mistero architettonico e una storia di silenzio e potere.

30 novembre 2025 12:00
Dietro le grate del silenzio: a Catania c'è una chiesa che nasconde un racconto incredibile - Foto: Iopensa/Wikipedia
Foto: Iopensa/Wikipedia
Condividi

Dietro le grate del silenzio

Nel cuore barocco di Catania, lungo via Vittorio Emanuele II, si nasconde una delle architetture più enigmatiche del Settecento: la Chiesa di Santa Chiara.
Un tempo parte di un complesso monastico femminile fondato nel XVI secolo, questo luogo fu abitato da clarisse di nobile origine, donne costrette a una vita di clausura, separate dal mondo ma circondate dal lusso e dalla magnificenza dell’arte.

Dopo il terremoto del 1693, che devastò la città, l’intero complesso fu ricostruito tra il 1730 e il 1760 seguendo lo stile del barocco catanese, e affidato all’estro degli architetti che ridisegnarono il volto della città. Il risultato è una facciata monumentale ma sobria, con un portale decorato da lesene e motivi floreali, che sembra voler nascondere piuttosto che mostrare.

Varcata la soglia, l’atmosfera cambia. L’interno, a pianta ellittica, sorprende per l’armonia delle proporzioni e la delicata ricchezza degli stucchi che rivestono le pareti. Le suore, invisibili ai fedeli, potevano assistere alla messa attraverso una grata in ferro battuto, una soglia tra la loro realtà di silenzio e il mondo esterno in movimento.

L’arte del nascondere

La Chiesa di Santa Chiara è uno dei pochi esempi superstiti in cui la funzione monastica e quella artistica convivono ancora in modo tangibile.
Dietro ogni curva delle pareti, dietro le decorazioni dorate e le tele sacre, si cela un messaggio di rigore e potere spirituale, ma anche di controllo sociale: molte giovani nobildonne catanesi furono “destinate” a queste mura per consolidare alleanze familiari o preservare patrimoni.

Sotto i pavimenti del monastero si trovavano ambienti di servizio, cucine, magazzini e passaggi sotterranei che collegavano il convento ad altre strutture religiose della città.
Oggi parte di quegli spazi è ancora riconoscibile, inglobato nelle strutture moderne, ma conserva l’impronta di un mondo scomparso fatto di preghiera, clausura e silenzio imposto.

Dalla terrazza superiore, un tempo riservata alle monache, si gode una delle vedute più sorprendenti di Catania: la cupola della Badia di Sant’Agata, le linee del Monastero dei Benedettini, il profilo lontano dell’Etna.
Un panorama che nessuna di loro poteva davvero osservare liberamente, se non attraverso le grate che proteggevano i chiostri.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Catania