La Festa di Sant’Agata e il Significato dei Ceri Votivi: la Fede dei Devoti Catanesi che Emoziona!

Ceri Votivi alla Festa di Sant'Agata

La Festa di Sant’Agata è ricca di simboli e di gesti, nati dalla fede spontanea dei suoi devoti, che ogni anno attendono impazientemente di riabbracciare la loro Santuzza, come dei ragazzini speranzosi di rivedere la propria fidanzatina dopo tanto tempo. E forse più di tutti, simbolo di questa loro intensa devozione è il cero votivo o cerone come preferiscono chiamarlo i devoti veri che Co saccu o senza saccu alzano la loro “biniritta uci” in suo onore.

Ceri Votivi a Sant’Agata: Qual è il Significato dei Ceroni da Santuzza?

Una delle manifestazioni più evidenti e folcloristiche della fede dei devoti di Sant’Agata è il cero votivo che dedicano alla loro amata Santuzza per ringraziarla di una grazia ricevuta.

Il cero votivo è detto cerone perché, per la sua grandezza e il suo peso, che può arrivare anche a oltre 100 chili, si distingue dalle altre candele che si donano a Sant’Agata e perché è segno di gratitudine e di riconoscenza. Più la grazia ricevuta dalla Santuzza è importante, più il cero alto 1,70 metri e formato da 4 moccoli, sarà grosso, proprio per dimostrare ad Agata di aver accettato e gradito il suo aiuto.

Negli anni sono state tantissime le grazie che Sant’Agata ha rivolto ai suoi amati cittadini, che per ringraziarla hanno intagliato e portato sulla loro spalla chili e chili di cera gialla. Non c’è stata festa di Sant’Agata che non si è conclusa con la processione dei ceroni: ma qual è l’origine di questo particolare segno di devozione alla Santuzza? 

Scoprilo, leggendo la storia dei ceri votivi

I portatori di cera

I Ceri Votivi di Sant’Agata, una Tradizione che Dura da Secoli

Tra i momenti più suggestivi della festa di Sant’Agata a Catania, c’è sicuramente la processione dei ceri votivi o ceroni, che il 5 febbraio molti devoti conducono in spalla da Piazza Duomo fino a Piazza Borgo e che, lungo il tragitto, intagliano per permettere alla cera di sciogliersi e alla fiammella di non spegnersi.

Ed è proprio la fiamma l’origine di tutto! In passato, la luce di queste grandi torce serviva semplicemente ad illuminare le strade durante la processione e ad accompagnare tutti i cittadini che andavano dietro alla Santa. Con il tempo, però, all’utile si unì il dilettevole e le cere divennero il vero simbolo della fede di tutti i cittadini che volevano rivolgere un dono evidente ad Agata. Così, dal sedicesimo secolo, proprio quando don Alvaro Paternò regolamentò il cerimoniale dei festeggiamenti e con esso anche l’offerta della cera durante tutta la festa, i devoti più ferventi decisero di dedicare un momento dell’evento al ringraziamento personale alla Santuzza e di organizzare un’ulteriore processione da aggiungere a quella del Fercolo agatino che permettesse loro di rispettare la promessa fatta ad Agata, sottoponendo il corpo ad un’intensa prova fisica, senza considerare la fatica e lo sforzo.

Sebbene, negli anni, l’atteggiamento di molti devoti portatori di ceroni sia stato modificato dall’esigenza di trovare un ristoro alla stanchezza, ancora oggi sono tantissimi i cittadini che promettono a Sant’Agata un cero votivo e che le riconoscono il merito di aver salvato un loro caro o di aver permesso loro di affrontare un evento negativo o di aver ritrovato la serenità.

Ma prosegui la lettura e scopri quali sono…

I Gesti dei Devoti attorno ai Ceroni di Sant’Agata

Da secoli ormai, l’intensa fede dei devoti si mischia al folclore di tutti quei gesti, quei suoni e quei colori che contraddistinguono la festa di Sant’Agata. Il fascino delle fiammelle che illuminano la strada cosparsa di segatura si unisce all’intensità del giallo dei ceroni che rende più vivido il bianco dei sacchi sporchi indossati dai devoti, che posti in cerchio ai bordi della via Caronda, di via Etnea e delle vie limitrofe che conducono al Borgo, innalzano il loro fiero e a volte ormai stanco grido, inneggiando all’amata Agata. C’è chi in piedi, tiene in mano un coltello o un paio di forbici per scavare la cera, macchiandosi i guanti bianchi; chi in ginocchio con le mani sul proprio cerone, rivolge lo sguardo rivolto al cielo pregando con un filo di voce e chi, accompagnatore fedele di un amico o di un parente, resta fermo pronto a dargli il cambio e ad intervenire in caso di un suo cedimento. Tutti uguali nei loro capi bianchi e tutti uniti dalla stessa fede e da una forte devozione che permette loro di credere che “u veru devotu non è chiddu ca si metti u saccu, ma è chiddu ca potta rispettu e dignità a Sant’Aita” (il vero devoto non è colui che indossa il sacco bianco, ma chi sa portare rispetto e dignità a Sant’Agata).

Riflettendo bene, a fermare i devoti c’è voluta una pandemia, che se però ha messo fine ai pericoli e ai rischi dettati dal fuoco e dalla cera, non è riuscita a rimuovere la fede e la devozione sul volto di quanti, con o senza processione, prenotano ancora in tempo il loro cerone personalizzato e lo accendono solo e soltanto per Sant’Aituzza.

Foto di Marina Berretti

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