Giarre, violenza sessuale su paziente: indagato un cardialogo

Un 59enne di Giarre (CT), è indagato per i reati di violenza sessuale con l’aggravante di aver approfittato del rapporto medico-paziente, per quali sono stati richiesti ed ottenuti gli arresti domiciliari eseguiti dai Carabinieri di Acireale. Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualific...

A cura di La Redazione
26 maggio 2021 08:45
Giarre, violenza sessuale su paziente: indagato un cardialogo
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Un 59enne di Giarre (CT), è indagato per i reati di violenza sessuale con l’aggravante di aver approfittato del rapporto medico-paziente, per quali sono stati richiesti ed ottenuti gli arresti domiciliari eseguiti dai Carabinieri di Acireale.

Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualificati sui reati che riguardano la violenza di genere, hanno fatto luce su un caso di violenza sessuale perpetrata dall’uomo, un cardiologo libero professionista, nei confronti di una sua paziente 40enne. La vicenda ha avuto inizio lo scorso 16 febbraio all’interno dello studio medico del cardiologo al quale il marito 40enne della vittima, sofferente di una malattia degenerativa, si era rivolto per essere sottoposto ad una visita specialistica unitamente alla moglie, quest’ultima, invece, soltanto per un semplice ed occasionale controllo.

Il marito della vittima, dopo essere stato visitato, aveva chiesto al medico di assistere al controllo della moglie ma quest’ultimo, inaspettatamente, gli aveva consigliato di attendere in sala d’aspetto. Il professionista si era quindi concentrato sulla donna, poi chiedendole di slacciare il reggiseno ed accarezzandole morbosamente entrambi i seni ed i glutei durante le operazioni per l’applicazione di alcuni elettrodi. In seguito, dopo averla accarezzata sugli slip, ha chiesto alla paziente di denudarsi completamente anche nella parte inferiore del corpo e quindi il cardiologo, poiché la donna gli aveva riferito di alcuni dolori, le ha massaggiato prima il basso ventre introducendole poi un dito nell’organo genitale senza l’utilizzo di guanti protettivi.

I movimenti del medico erano continuati sino a che la donna ha emesso un lamento per il dolore provocatole talché l’uomo, consigliandole di bere molta acqua, ha interrotto l’operazione lavandosi subito le mani raccomandando al marito, frattanto rientrato nello studio, di sottoporre la moglie ad ulteriori accertamenti e, per tal motivo, gli aveva chiesto un recapito telefonico per concordare l’appuntamento.

Il marito però, giunto in auto con la moglie, ha immediatamente notato il turbamento della donna che imbarazzata gli ha raccontato l’accaduto e, pertanto, contattato il proprio medico di famiglia che ha loro confermato l’impropria condotta del cardiologo, si sono immediatamente rivolti ai Carabinieri di Acireale per formalizzare la denuncia. Inaspettatamente il successivo 18 febbraio il medico ha contattato telefonicamente il marito della donna il quale, però, gli ha falsamente riferito uno stato febbrile della moglie per il quale non poteva essere sottoposta a visita.

Il successivo incontro tra il medico e la donna, avvenuto il 13 aprile, è stato però accuratamente esaminato dai militari mediante la disamina della conversazione tra il medico e la donna, acquisita mediante un registratore nascosto sotto i vestiti della vittima. La donna, nel corso dell’incontro, aveva posto delle specifiche domande al professionista che aveva candidamente ammesso il suo “atipico” operato, aggiungendo di essere anche un medico generico e di essersi anzi prodigato per approfondire le indagini diagnostiche su suoi eventuali problemi di salute. Altresì, alla contestazione della donna sul mancato utilizzo dei guanti protettivi, il medico aveva glissato asserendo di essere solito igienizzarsi continuamente e, comunque, di averli sempre a “portata di mano”.

I militari hanno compendiato al magistrato titolare dell’indagine l’esito delle attività investigative che, oltre a documentare la banale giustificazione del medico addotta a discolpa, ha evidenziato anche la sua manifesta volontà di pervenire ad un ulteriore incontro con la vittima con pericolo di reiterazione del reato, elementi questi che hanno consentito il consolidamento del quadro probatorio a suo carico e di richiedere la misura cautelare poi emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo.

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