Confisca da 100 milioni per i Paratore: il Pg chiede conferma, al centro Cisma Ambiente e i presunti legami con Zuccaro
Il sostituto Pg Nicolò Marino chiede alla Corte d’Appello di confermare la confisca del patrimonio aziendale per presunte infiltrazioni mafiose.
Il sostituto procuratore generale Nicolò Marino ha chiesto alla Corte d’Appello — sezione Misure di Prevenzione di confermare la confisca delle imprese riconducibili a Nino e Carmelo Paratore, un patrimonio che la Dia nel 2021 aveva stimato in circa 100 milioni di euro. La richiesta è emersa al termine di una lunga requisitoria nell'ambito del procedimento di prevenzione che riguarda un presunto intreccio tra attività imprenditoriali e capitali illeciti.
Al centro dell'inchiesta c'è la società Cisma Ambiente, oggi in amministrazione giudiziaria e già sotto sequestro penale, che gestisce una discarica di rifiuti industriali a Melilli, nelle vicinanze del polo petrolchimico di Siracusa. Secondo la tesi accusatoria, l'impero dei Paratore si sarebbe ampliato grazie a massicce immissioni di capitali di origine illecita, circostanza che, se confermata, giustificherebbe la misura ablativa.
Contesto e elementi probatori
Nicolò Marino ha depositato documenti integrativi sulle autorizzazioni ambientali (Via e Vas) relative a un ampliamento di una vasca di raccolta: su quelle pratiche, sostiene l'accusa, sono emerse pressioni politiche e amministrative nell'ambito del cosiddetto “sistema Siracusa”, legato ai nomi degli avvocati Pietro Amara e Gianluca Calafiore. Tra i testi citati dal Pg figura l'allora dirigente del settore rifiuti Marco Lupo, che riferì di contatti e domande ricevute, incluse sollecitazioni provenienti da esponenti politici come Rosario Crocetta e Beppe Lumia. In alcune occasioni, Lupo ha ricordato la presenza di un Paratore a incontri decisionali, anche a Roma.
Il pubblico ministero ha richiamato testimonianze di collaboratori di giustizia — tra cui l'ex reggente dei Santapaola, Santo La Causa — e intercettazioni che, secondo l'accusa, attesterebbero l'ingerenza del boss mafioso Maurizio Zuccaro nella gestione di alcune attività economiche controllate dai Paratore, come servizi di pulizia ospedalieri (Paradivi Servizi) e il lido Le Piramidi.
Su Zuccaro il fascicolo riporta la sua figura di uomo d'onore già condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e per omicidi, tra cui quello del confidente dei Ros Luigi Ilardo (10 maggio 1996). Nel corso di processi precedenti è emersa anche la questione di possibili rapporti con ambienti dei servizi di intelligence, un fatto citato dagli atti ma che il Pg ha definito come vicenda distinta rispetto all'odierno procedimento.
Marino ha sostenuto che il rapporto tra Zuccaro e Nino Paratore non si sarebbe mai interrotto nonostante le condanne e gli arresti del boss, chiedendo quindi non solo la confisca dei beni ma anche la conferma della misura personale nei confronti di padre e figlio per l'attualità della loro pericolosità sociale. Nell'ordinanza di primo grado sono menzionate fotografie che ritraggono Paratore e Zuccaro insieme e la presenza del boss fra gli ospiti all'inaugurazione di Cisma Ambiente in contrada Bagali a Melilli.
Un ulteriore elemento richiamato dal Pg è la sperequazione dei redditi dichiarati dai Paratore rispetto ai capitali rilevati nelle società: «Contabilmente le società di Paratore hanno avuto l'immissione di capitali di cui non avevano la disponibilità», ha detto Marino, interpretando questo dato come riscontro alla narrazione dei collaboratori.
Lo stato del procedimento civile e penale resta delicato: la Cisma Ambiente è sottoposta ad amministrazione giudiziaria e il processo penale è ancora impantanato in primo grado. Prima della decisione della Corte d'Appello sono previste le arringhe del collegio difensivo, che chiede la revoca della confisca e respinge le ricostruzioni del Pg.
La richiesta del sostituto Pg apre ora la strada a un nuovo capitolo giudiziario: la Corte dovrà valutare se gli elementi raccolti siano sufficienti a decretare la definitiva perdita dei beni da parte della famiglia Paratore e la conferma delle misure personali, mentre la difesa annuncia il proprio contrasto alla tesi accusatoria.
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