Rivolta a Piazza Lanza: due sommosse in 24 ore, reparto isolamento devastato e agenti feriti
Sei detenuti devastano il braccio Nicito; sovraffollamento e carenza di personale, sindacati chiedono norme per i psichiatrici.
Nel carcere di Piazza Lanza a Catania si sono verificati due episodi di violenza nell'arco di meno di 24 ore che hanno portato alla devastazione del reparto di isolamento del braccio Nicito. Sei detenuti hanno dato fuoco a materassi, divelto termosifoni, infranto vetri blindati e distrutto telecamere; due agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti agli arti per il lancio di tavolini.
Secondo le ricostruzioni interne, la sommossa è iniziata sabato notte e una nuova escalation si è avuta la mattina successiva: «Tre detenuti hanno preso il controllo del reparto isolamento. Il personale di servizio è stato costretto ad arretrare e abbandonare il reparto per evitare il peggio», recitava il messaggio circolato tra gli agenti. A capo del gruppo, secondo fonti sindacali, ci sarebbe stato un detenuto straniero psichiatrico, poi spalleggiato da altri due e infine da tre ulteriori ristretti. La direzione del carcere avrebbe già sollecitato il trasferimento di tre dei detenuti coinvolti.
I poliziotti penitenziari hanno attivato i protocolli d'emergenza e alla 14:00 la situazione era stata riportata sotto controllo, pur con danni ingenti alle strutture e la sensazione diffusa tra gli operatori che «la fiamma potrebbe riaccendersi». Il ripristino dell'ordine ha richiesto molte ore e il contributo del personale disponibile, compresi operatori liberi dal servizio.
Reazioni e responsabilità
I sindacati hanno denunciato condizioni di lavoro critiche e carenze operative. Francesco Pennisi, delegato nazionale per la Sicilia del Sappe, ha definito necessario l'intervento di tutto il personale e ha espresso sconcerto per il mancato impiego del Gruppo regionale di Intervento Rapido, dislocato nella vicina Scuola di Formazione di San Pietro Clarenza: «È stata necessaria molta fatica per ristabilire ordine e sicurezza», ha detto Pennisi, sottolineando il disappunto per il mancato utilizzo di risorse già presenti sul territorio.
Per il segretario provinciale Uspp, Massimiliano Geraci, quanto accaduto è «l'ennesimo segnale di un sistema penitenziario in sofferenza», dove il personale opera «in condizioni di grave rischio». Mimmo Nicotra del Consipe ha rimarcato come il sistema regga «solo grazie al sacrificio individuale» di chi lavora in carcere.
Cause denunciate e richieste di intervento normativo
Armando Algozzino della Uil Pa Polizia Penitenziaria indica due fattori alla base dell'escalation: sovraffollamento e inadeguata assistenza psichiatrica. I dati citati dal sindacalista parlano chiaro: la capienza prevista è di 234 detenuti, ma gli effettivi sono 478; gli agenti in servizio sono circa 200, a fronte dei 268 previsti. Algozzino ha inoltre denunciato la chiusura dei manicomi senza un'alternativa valida e la mancanza di percorsi mirati per i detenuti psichiatrici, chiedendo una modifica normativa: «I detenuti psichiatrici non sono assistiti in maniera adeguata, devono essere previsti dei percorsi di detenzione mirati. Serve cambiare la normativa».
Il sindacalista ha richiamato anche un dato drammatico: «Se l'anno scorso ci sono stati 77 suicidi nelle carceri vuol dire che un problema esiste. Abbiamo creato una bomba ad orologeria» e ha avvertito che, senza interventi normativi e nuove risorse umane, il rischio di tragedie aumenta.
Le autorità del carcere non hanno rilasciato al momento comunicazioni ufficiali oltre alla ricostruzione degli eventi interni; resta in corso la gestione dei danni materiali e la valutazione delle misure immediate, compresi eventuali trasferimenti dei detenuti coinvolti. La situazione resta sotto osservazione, mentre i sindacati chiedono interventi strutturali e maggiori risorse per evitare nuove escalation.
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