Auto in crescita e flotta invecchiata: meno officine in Italia. Catania terza per auto pro capite
Rapporto Cgia: vetture +11,5% in 10 anni, 24,3% hanno oltre 20 anni; autoriparatori -10,1% nazionale, Sicilia -11,5%.
Paradosso italiano: aumentano le automobili in circolazione ma diminuiscono gli autoriparatori. Secondo lo studio della Cgia di Mestre, l'Italia registra la più alta densità di auto in Europa con 701 vetture ogni 1.000 abitanti, un aumento del 11,5% negli ultimi 10 anni, mentre il numero delle officine di autoriparazione è calato del 10,1% nello stesso periodo.
L'Italia supera la media europea, che è di 578 auto ogni 1.000 abitanti. Seguono nel ranking il Lussemburgo (670), la Finlandia (666) e Cipro (661). In coda alla classifica si trovano Ungheria, Romania e Lettonia (rispettivamente 447, 444 e 421 vetture per 1.000 abitanti).
Le automobili circolanti in Italia sono 41,3 milioni: l'incremento decennale corrisponde a oltre 4,2 milioni di vetture. Tra queste, il 24,3% ha più di 20 anni, un dato che evidenzia l'invecchiamento della flotta e pone questioni di sicurezza e impatto ambientale.
In Sicilia la crescita delle auto è speculare a quella nazionale: circolano 3.508.000 vetture, con un aumento del 11,5% negli ultimi 10 anni. Tra i capoluoghi siciliani Catania si distingue: con 811 vetture ogni 1.000 abitanti è la terza città italiana per numero di auto pro capite, preceduta solo da Firenze (877) e Isernia (850). Altre posizioni in Sicilia: Agrigento 15a (753), Trapani 27a (740); in un fazzoletto tra la 32a e la 36a posizione troviamo Ragusa (733), Siracusa (732), Messina (731) ed Enna (730). Caltanissetta è 57a con 702, mentre Palermo è 86a con 666 auto per 1.000 abitanti.
Il calo delle officine sul territorio è marcato: a livello nazionale si sono perse 8.421 attività in 10 anni, pari al -10,1%. In Sicilia la contrazione è stata ancora più ampia, -11,5%, con le autofficine passate da 7.752 nel 2014 a 6.873 nel 2024 (ossia 892 in meno).
Le cause secondo la Cgia di Mestre
- Aumento dei costi di gestione e margini di guadagno sempre più ridotti per i piccoli operatori.
- La tecnologia delle auto moderne impone continui investimenti in attrezzature e formazione, un onere difficile da sostenere per le officine indipendenti.
- Scarsa attrattività dei mestieri manuali tra i giovani: molti preferiscono percorsi universitari o lavori percepiti come meno faticosi e con orari più regolari.
- Le auto nuove richiedono meno manutenzione ordinaria (intervalli di tagliando più lunghi, componenti più durevoli), riducendo la domanda di interventi tradizionali.
- La concorrenza delle grandi reti e concessionarie, in grado di offrire pacchetti di manutenzione, garanzie estese e campagne promozionali grazie alle economie di scala.
Questa combinazione di fattori disegna uno scenario in cui, nonostante il parco auto in crescita e in parte sempre più vecchio, la capacità di manutenzione diffusa diminuisce. Il risultato potrebbe essere un accesso più difficile alle riparazioni per chi abita fuori dalle grandi aree urbane, una maggiore concentrazione dei servizi nelle reti ufficiali e un possibile gap di competenze tecniche per i veicoli più datati.
Lo studio della Cgia solleva quindi interrogativi pratici e di politica industriale: come sostenere la capacità di intervento delle officine locali, incentivare la formazione tecnica e bilanciare la concorrenza con le reti di dealer, mantenendo al contempo la sicurezza e la sostenibilità della flotta circolante? La realtà dei numeri offre ora la base per un dibattito pubblico e per possibili interventi mirati.
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