Allarme petrolio dopo l'offensiva su Teheran: lo Stretto di Hormuz blocca navi, prezzi in rialzo

Il 20% del petrolio mondiale transita nello Stretto di Hormuz: navi bloccate, Brent in salita e rischio rincari per famiglie e crescita.

A cura di Redazione
02 marzo 2026 14:32
Allarme petrolio dopo l'offensiva su Teheran: lo Stretto di Hormuz blocca navi, prezzi in rialzo -
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L'offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha acceso un nuovo allarme sui mercati energetici: centinaia di petroliere sono in difficoltà nel tentativo di attraversare lo Stretto di Hormuz, lembo di mare largo poco più di 30 km attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. Il blocco delle rotte sta già esercitando pressione sui prezzi, con ricadute dirette sui portafogli delle famiglie.

Prezzi e andamento del mercato

Le quotazioni del petrolio sono in rialzo da gennaio: il Brent è passato da circa 70 dollari al barile a oltre 79 al momento della rilevazione, con gli analisti che stimano oscillazioni a 85-90 dollari e, in uno scenario più spinto, la possibilità di ritorno verso i 100 dollari. L'esperta Amena Bakr, specialista Opec+ e Medio Oriente presso Kpler, avverte che se il blocco dello stretto persiste «la perdita dei volumi esportati è semplicemente troppo grande» anche per le riserve strategiche.

Jorge Leon di Rystad Energy segnala che esistono rotte alternative, ma a costo di minori volumi: l'impatto netto potrebbe equivalere a una perdita effettiva di 8-10 milioni di barili di offerta di greggio.

Impatto sui prezzi alla pompa e sul gas

Al momento in Italia la benzina si paga mediamente circa 1,67-1,69 €/l e il diesel 1,72 €/l. Se il prezzo del barile dovesse salire ancora, il prezzo alla pompa potrebbe registrare un'impennata e riavvicinarsi ai 2 euro al litro, con effetti sensibili sul costo della vita e sulla mobilità delle famiglie.

Anche il mercato del gas è esposto: il Qatar, grande esportatore di GNL, potrebbe vedere aumentare i prezzi del gas naturale liquefatto in uno scenario di tensione prolungata nello Stretto di Hormuz.

Quanto conta la durata della crisi

Gli esperti sottolineano che la durata dell'interruzione sarà determinante. Eric Dor, docente all'Iéseg School of Management, riassume il rischio: se l'episodio dura tre giorni l'effetto sui mercati e sulla crescita sarebbe limitato, ma se la crisi si protrae potrebbero emergere impatti recessivi più marcati. In passato il barile non superava i 100 dollari dal 2014, con l'eccezione della primavera 2022 quando il Brent salì oltre i 120 dollari per timori su forniture dalla Russia.

Rotte alternative e riserve strategiche

Sebbene tecnicamente esistano vie alternative per evitare lo Stretto di Hormuz, il tempo e i costi aggiuntivi si traducono in una riduzione significativa dei volumi disponibili sul mercato. Secondo le stime citate, la perdita netta di offerta potrebbe essere tale da non essere compensata neppure con lo sblocco delle riserve strategiche.

I mercati rimangono sensibili alle notizie sul terreno e alle mosse militari nella regione: ogni nuovo sviluppo potrebbe amplificare la volatilità dei prezzi e le ricadute sull'economia reale, con effetti immediati su trasporti, costi energetici e prezzi al consumo.

Che cosa osservare nelle prossime settimane

A breve termine vale la pena monitorare tre elementi chiave: l'evoluzione sul piano militare, la capacità degli operatori di trovare rotte alternative e le decisioni sui rilasci delle riserve strategiche. Sono questi fattori che decideranno se l'attuale scatto dei prezzi resterà un picco passeggero o si trasformerà in uno shock duraturo con impatti più ampi sull'economia.

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