Tribunale di Palermo: Stato condannato a risarcire Sea Watch per il fermo della Sea Watch 3
Il tribunale riconosce illegittimo il fermo del 2019 e ordina oltre 76.000 euro; la premier Meloni attacca i giudici sui social.
Il Tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo amministrativo subito dalla nave Sea Watch 3 nel giugno 2019 non era legittimo e ha condannato lo Stato italiano a risarcire la Ong tedesca per oltre 76.000 euro.
Il provvedimento del tribunale
La sentenza dispone il risarcimento delle spese patrimoniali documentate sostenute tra ottobre e dicembre 2019: in particolare spese portuali, di agenzia, carburante per mantenere la nave attiva e oneri legali. Il provvedimento riguarda il sequestro della nave e il successivo fermo amministrativo, ritenuto dal giudice non giustificato.
La vicenda del 29 giugno 2019
I fatti risalgono al 29 giugno 2019, quando la Sea Watch 3, comandata da Carola Rackete, forzò il blocco navale ed entrò nel porto di Lampedusa per sbarcare 42 migranti dopo il rifiuto di concedere il porto. Nell'episodio la motovedetta delle autorità fu speronata per agevolare l'ingresso della nave. Su quella vicenda penale Rackete era stata successivamente assolta.
La reazione della presidente del Consiglio
A stretto giro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attaccato i giudici tramite un video diffuso sui suoi social, sostenendo che la decisione manda un messaggio pericoloso: «Ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o di premiare chi si vanta di non rispettarla?». Meloni ha poi aggiunto che la serie di decisioni recenti sarebbe «oggettivamente assurda» e ha sollevato dubbi sulla possibile politicizzazione di una parte della magistratura.
La premier ha poi chiesto se il messaggio che passa sia che il governo non possa «provare a contrastare l'immigrazione illegale di massa» e ha assicurato che il governo resterà «particolarmente ostinato» nel tentativo di far rispettare regole e leggi.
Implicazioni politiche e giudiziarie
La sentenza riaccende il confronto pubblico tra esecutivo e magistratura su gestione dei flussi migratori e ruoli istituzionali. Da una parte la decisione del tribunale sancisce un diritto al risarcimento per spese documentate legate al fermo della nave; dall'altra la reazione del governo segnala la possibilità di un'intensificazione del dibattito politico e istituzionale.
Al momento nel testo della sentenza non sono indicati dettagli su eventuali mosse processuali successive da parte dello Stato. Resta centrale, per l'agenda pubblica, la questione di come bilanciare controllo dei confini, rispetto delle leggi e tutele giuridiche per gli interventi delle Ong in mare.
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