Tra mito e pietra: il parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell'Aci

Una storia di scoperte, conflitti e cura del paesaggio: dal mito di Acis ai resti romani di Catania, il parco racconta come comunità e istituzioni cercano di proteggere memoria e territorio.

18 febbraio 2026 12:00
Tra mito e pietra: il parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell'Aci - Foto: Archeo/Wikipedia
Foto: Archeo/Wikipedia
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L'incidente scatenante: quando la città incontra le sue radici

La convivenza tra espansione urbana e stratificazioni antiche è stata l'innesco che ha portato alla creazione del parco. Negli ultimi decenni, scavi casuali, ritrovamenti durante lavori pubblici e la crescente pressione edilizia hanno rimesso al centro il valore delle testimonianze disseminate tra Catania e la Valle dell'Aci. Quel momento di sospensione — tra l'inedito ritrovamento di una struttura muraria e il timore di perderla per sempre — ha acceso il dibattito pubblico e istituzionale sulla necessità di una tutela integrata del territorio.

Il cuore archeologico: stratificazioni dalla preistoria al Medioevo

Il territorio interessato conserva tracce pluristratificate: resti di epoche greche, romane e medievali si alternano con ritrovamenti più antichi. A Catania affiorano frammenti dell'antica città, con testimonianze che parlano di itinerari urbani e di strutture pubbliche e private che raccontano la vita quotidiana nella città storica. Nella Valle dell'Aci, i reperti si intrecciano con un paesaggio che ha subìto meno trasformazioni industriali, permettendo ai ricercatori di ricostruire sequenze insediative e relazioni tra comunità costiere e interne.

La Valle e il mito: Acis, Galatea e i faraglioni dei Ciclopi

La storia materiale convive con la narrazione mitica. La Valle dell'Aci è legata al mito di Acis e Galatea, intreccio che si riverbera nella toponomastica e nell'immaginario locale. A pochi chilometri, i famosi faraglioni dell'Isola dei Ciclopi emergono come testimonianza geologica e simbolo culturale: basaltici, scoscesi, associati alla leggenda di Polifemo, sono diventati elemento identitario per i paesi costieri come Aci Trezza. Il mito, qui, non è semplice ornamento: ha contribuito a preservare luoghi e pratiche e a incanalare l'interesse turistico e culturale.

Il clima della battaglia: tutela contro sviluppo

L'intreccio fra valore archeologico e appetiti urbanistici ha portato a un confronto serrato tra progetti di sviluppo e istanze di tutela. Da una parte, amministrazioni locali e operatori economici hanno visto nelle aree vincolate risorse da valorizzare; dall'altra, associazioni culturali, comunità scientifiche e cittadini hanno chiesto regole chiare per evitare dispersione e degrado. Questo confronto ha rappresentato il climax della vicenda: decisioni politiche, ricorsi e campagne di sensibilizzazione hanno definito i confini della battaglia per il paesaggio.

La nascita del parco: integrazione tra archeologia e paesaggio

La risposta è stata la proposta di un sistema protetto che non si limitasse ai singoli reperti, ma abbracciasse paesaggio, biodiversità e memoria. L'istituzione del parco archeologico e paesaggistico ha cercato di mettere ordine: definire perimetri, indirizzare interventi conservativi, promuovere ricerche e stabilire percorsi fruibili. L'approccio è multidisciplinare: archeologi, storici dell'arte, geologi e pianificatori lavorano insieme per restituire senso al territorio come unità culturale.

Azioni concrete: ricerca, fruizione e partecipazione

La gestione del parco si è tradotta in attività concrete: scavi programmati, catalogazione dei materiali, progetti di valorizzazione che coinvolgono scuole e associazioni locali. Sono nati percorsi didattici e sentieri che collegano il centro urbano di Catania con la costa dell'Aci, valorizzando non solo i singoli monumenti ma la relazione tra città, vulcano e mare. La partecipazione dei cittadini è diventata ingrediente fondamentale: volontariato, iniziative culturali e piccole imprese locali contribuiscono a trasformare la tutela in opportunità economica e sociale.

La prova decisiva: turismo sostenibile e minacce future

Il vero banco di prova è la capacità del parco di governare il turismo e le crescenti pressioni ambientali. Se da un lato l'interesse dei visitatori può generare risorse per la conservazione, dall'altro comporta rischi di sovraffollamento, consumo di suolo e alterazione dei contesti. Inoltre, fenomeni come il cambiamento climatico e l'erosione costiera rappresentano sfide che richiedono strategie di adattamento e monitoraggio scientifico per proteggere sia i beni materiali che il paesaggio immateriale.

Verso una risoluzione condivisa: governance e orizzonti

La storia del parco non si conclude con un'ordinanza o un confine tracciato su carta: è un processo in divenire che richiede governance condivisa, bilanciamento tra tutela e sviluppo, e investimenti nella conoscenza. Il futuro passa per il rafforzamento delle reti locali, per politiche che promuovano ricerca, formazione e impresa sostenibile, e per il riconoscimento del valore culturale come risorsa comune. Nel ripensare questi luoghi, si costruisce una memoria collettiva più resistente e consapevole.

Una memoria che cammina

Camminare oggi tra Catania e la Valle dell'Aci significa attraversare un territorio dove mito, pietra e comunità si confrontano quotidianamente. Il parco è un tentativo di articolare quella conversazione: conservare senza fossilizzare, valorizzare senza spettacolarizzare. La sfida resta aperta, ma la traiettoria è chiara: trasformare il rispetto per il passato in pratiche concrete per il presente e il domani.

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