Santa Maria del Rosario a Biancavilla: pietra, devozione e memoria collettiva
Sul fianco della chiesa madre, la chiesa del Rosario racconta secoli di arte barocca, una facciata di Carlo Sada e la processione del Cristo alla Colonna, custodita dall'Arciconfraternita dal 1682.
Incidente scatenante: piazza Roma si apre e, sul suo lato sud, la chiesa del Rosario appare come un sipario di pietra. La sua presenza non è casuale: costruita nel Seicento e posta a fianco della chiesa madre, la struttura forma insieme alla basilica e ai palazzi circostanti il cuore monumentale di Biancavilla. È qui che la comunità ha scelto di segnare la propria identità visiva e spirituale, una scelta che racconta di arte, devozione e spazio pubblico.
La facciata e il volto di Carlo Sada
La facciata barocca, attribuita a Carlo Sada, è il primo capitolo visibile della storia della chiesa: colonne gigantesche che incorniciano il portale d'ingresso, un secondo ordine su cui si innesta il campanile e, ai lati, due angeli inginocchiati in preghiera. Al centro di questo insieme si impone la statua della Vergine del Rosario, che domina la cella campanaria e sovrasta il rione con la sua presenza; il coronamento è un cupolino maiolicato che conferisce luce e colore alla composizione. La facciata non è solo architettura: è un manifesto di maestosità e di artigianato locale che parla di epoche e maestranze.
L'interno: una navata che racconta lo stile barocco
Entrare nella chiesa significa essere accolti da un'ampia navata senza transetto, espressione del barocco settecentesco nella sua forma più pura. Le grandi colonne corinzie, decorate con stucchi a foglie d'acanto, scandiscono lo spazio e separano altari policromi della scuola messinese. È un interno che porta impressa la volontà di stupire e di elevare lo sguardo, dove la materia si piega alla rappresentazione del sacro e dove ogni elemento decorativo richiama la cura per il dettaglio tipica del periodo.
Il Cristo alla Colonna: un simulacro, una processione
Sul primo altare di destra è collocata la statua del Cristo alla Colonna, opera lignea attribuita al sacerdote-artista locale Sac. Placido Portale, figura attiva tra fine Seicento e Settecento. Questo simulacro non è un semplice oggetto d'arte: è uno dei protagonisti più antichi della processione serale del Venerdì Santo a Biancavilla. Un tempo la processione coinvolgeva solo tre statue — il Cristo alla Colonna, l'Ecce Homo e il Cristo morto — da cui l'antico rito dei "Tri Misteri". Nel movimento delle candele e nella solennità dei passi, la statua diventa vettore di memoria e rito collettivo.
La confraternita: custodi di fede e tradizione
A vegliare sul Cristo alla Colonna e sulla vita della chiesa sono i confrati dell'Arciconfraternita M. SS. del Rosario, fondata il 12 gennaio 1682. Ancora oggi attiva nella chiesa del Rosario, la confraternita conta circa ottanta associati che preservano riti, restauri e pratiche di devozione. La loro presenza è il filo che unisce passato e presente: attraverso i turni, le processioni e la cura degli arredi, essi mantengono vivo un patrimonio immateriale tanto quanto artistico.
Climax: nei momenti di festa e nelle notti del Venerdì Santo la chiesa si trasforma: la facciata, la navata e il simulacro convergono in una scena dove arte, rito e comunità si sovrappongono. La statua del Cristo alla Colonna, portata a spalla tra le vie, diventa simbolo di identità cittadina e di resilienza culturale.
Risoluzione: la chiesa di Santa Maria del Rosario resta un luogo dove la storia è tangibile e dove la memoria collettiva trova custodi attivi. Tra pietre, stucchi e devozioni, Biancavilla conserva un pezzo della propria anima: un edificio che continua a parlare, a raccogliere e a tramandare, invitandochi passa in piazza Roma a guardare, ascoltare e riconoscere la continuità tra passato e presente.
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