Quattro Canti di Catania: l'ottagono dove le facciate raccontano la storia

All'incrocio di via Etnea e via Antonino di Sangiuliano, quattro palazzi con angoli smussati disegnano un ottagono che custodisce famiglie, una parola celebre di Garibaldi e i segni del passaggio del tram.

19 febbraio 2026 21:00
Quattro Canti di Catania: l'ottagono dove le facciate raccontano la storia - Foto: Messina|Burgundo edit/Wikipedia
Foto: Messina|Burgundo edit/Wikipedia
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L'incrocio che diventa piazza

Arrivando all'incrocio di via Etnea con via Antonino di Sangiuliano, si ha l'impressione di entrare in uno spazio dove la città stessa si curva per farsi osservare. I quattro palazzi, costruiti nello stesso stile architettonico, presentano gli angoli smussati che trasformano la confluenza delle strade in un piccolo spiazzo a forma ottagonale: un gesto urbano che più che un semplice incrocio sembra essere una piccola piazza scavata nella trama della città.

Le quattro facciate e le loro storie

Le facciate non sono identiche solo nell'aspetto: ciascuna porta con sé una storia di famiglie e di destinazioni. I palazzi sono:

  • Sud-est: Palazzo Geraci-Guerrera — il prospetto dal quale, più tardi, sarebbe risuonata una parola diventata simbolo.
  • Nord-est: Palazzo Carcaci, appartenente alla famiglia Paternò Castello, ramo dei duchi di Carcaci e dei baroni di Placabaiana.
  • Nord-ovest: Palazzo San Demetrio, inizialmente della famiglia Massa di San Gregorio, poi dei Platania di San Demetrio.
  • Sud-ovest: il Convento di San Nicolella, che chiude l'angolo con vocazione religiosa e civica.

Questi edifici furono edificati a distanza di anni, non in un unico progetto contemporaneo: la loro coerenza stilistica è il risultato di scelte ripetute nel tempo, che hanno saputo costruire un'uniformità percettiva nonostante la sequenza cronologica delle costruzioni.

L'eco di una parola

Nell'estate del 1862, da un balcone dell'edificio di sud-est, Giuseppe Garibaldi, dopo aver occupato la Sicilia durante la campagna per l'Unità d'Italia, pronunciò la celebre frase "O Roma o morte!". Quel balcone trasformò per un momento l'angolo in un palco nazionale: la parola, l'urlo politico, si stagliò sopra le pietre e entrò nella memoria collettiva. Non fu solo un gesto retorico, ma un segno di come quegli angoli urbani possano diventare scene decisive di vicende più grandi.

Binari che attraversano la memoria

Un altro strato della storia si deposita tra le pietre: dal 1915 al 1935 l'area fu attraversata dai binari della tranvia Catania-Acireale. Per vent'anni il rumore del tram e il luccichio dei binari fecero compagnia alle facciate, aggiungendo un ritmo di modernità a quel luogo che custodiva memorie antiche. Oggi il ricordo di quei binari è uno dei tanti segni invisibili che raccontano le trasformazioni della mobilità urbana e del modo in cui la città si è adattata ai suoi tempi.

Guardando i Quattro Canti oggi, si percepisce come un singolo spazio raccolga più livelli temporali: dalle famiglie nobili che hanno segnato le facciate, alla frase pronunciata da un balcone, fino ai segni lasciati dal passaggio del tram. Ogni pietra e ogni balcone sono pagine di una narrazione urbana, capaci di restituire al visitatore non solo un disegno architettonico, ma una stratificazione di vite, eventi e memorie che continua a parlare alla città.

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