Ponte sullo Stretto, l'INGV: «Nessuna nuova faglia» dopo lo studio del 2025
L'Istituto chiarisce: il lavoro scientifico arricchisce le conoscenze ma non individua una faglia sconosciuta né impatta il progetto del Ponte.
L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha affermato che lo studio pubblicato nel 2025 non costituisce la «scoperta improvvisa di una faglia» né un elemento di pericolosità finora trascurato per il Ponte sullo Stretto di Messina. Il presidente Fabio Florindo ha preso le distanze dalle letture mediatiche che hanno trasformato passaggi tecnici in messaggi di allarme, sottolineando che il lavoro è collocato nell'ambito della ricerca di base e non entra nel merito della progettazione infrastrutturale.
Dettagli dello studio
Lo studio, intitolato Structural development and seismogenesis in the Messina Straits revealed by stress/strain pattern above the edge of the Calabrian slab, integra dati sismici e geofisici marini e analizza oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, rilocalizzati con tecniche di precisione. I ricercatori hanno utilizzato anche dati provenienti da sistemi di monitoraggio posti sul fondale marino per ricostruire la complessità delle deformazioni della crosta.
La ricerca mette in evidenza che lo Stretto di Messina si trova al confine dinamico fra la placca africana, che spinge verso nord, e la placca eurasiatica, che tende a scorrere sopra di essa. In questa zona la crosta «si piega, si spezza e si muove» lungo una serie di faglie attive, in un complesso sistema di compressione, distensione e scorrimento laterale.
Reazioni e implicazioni per il Ponte
Le opposizioni avevano rilanciato lo studio come elemento contrario alla realizzazione del Ponte; l'INGV e la società Stretto di Messina hanno però precisato che tale lettura è eccessivamente semplificata. Florindo ha accusato parte dell'informazione di aver isolato passaggi tecnici, trasformandoli in messaggi di allarme o in presunte smentite delle analisi ingegneristiche. La società Stretto di Messina ha dichiarato che lo studio «non ha alcun impatto sul Progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, che è aggiornato ai più recenti studi geosismotettonici».
I ricercatori sottolineano che il valore del contributo sta nell'integrazione di dati e nell'offrire elementi interpretativi più dettagliati rispetto a studi precedenti, arricchendo così il quadro conoscitivo esistente. Al contempo, viene ribadito che lo studio non parla della scoperta di una nuova faglia né fornisce valutazioni progettuali specifiche sull'infrastruttura.
Lo studio evidenzia comunque che sotto lo Stretto esiste un sistema di faglie attive che testimonia movimenti millenari e segnala la necessità di continuare a monitorare il futuro sismico dell'area con approcci multidisciplinari. Qualsiasi implicazione pratica per la sicurezza o la progettazione dovrà essere valutata da analisi ingegneristiche dedicate e da aggiornamenti congiunti dei dati geologici e sismici.
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