L'eruzione Etna che inghiottì villaggi interi e annerì Catania per sempre

Marzo 1669: l'Etna si spacca per mesi, lava da Supino a Catania ingoia villaggi interi, circonda il Castello Ursino. Tra terrore, preghiere e ulivi nati dal disastro.

16 febbraio 2026 21:00
L'eruzione Etna che inghiottì villaggi interi e annerì Catania per sempre - Foto: G.dallorto/Wikipedia
Foto: G.dallorto/Wikipedia
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Un fianco squarciato che vomita morte

Immagina il 25 febbraio: prime scosse, poi fessure mostruose dal Supino a Piano San Leo. Sette bocche sputano fontane di fuoco alte due chilometri, cenere che oscura Malta e Tunisi. Il 25 marzo il cratere sommitale esplode con boati sentiti a 100 km, mentre la lava – densa come dentifricio – scava tunnel sotterranei e ammucchia pomice nei Monti Rossi, pronti a diventare il nuovo paesaggio. È un inferno lento: 600 milioni di metri cubi di basalto che soffocano tutto.

Campanarazzu sparisce in un giorno

Il 29 marzo la colata arriva a Campanarazzu, cuore antico di Misterbianco: case, ulivi, chiesa madre inghiottiti sotto 20 metri di nero. Solo il campanile spunta come moncherino, mentre la gente fugge urlando verso Catania o il nuovo paese a sudovest. Prima Malpasso, Mompileri, Nicolosi: interi paesi svaniscono, 37 chilometri quadrati sepolti, la costa catanese si allunga di 800 metri verso il largo.

Catania chiude le porte al magma

La lava arriva sotto le mura: il fossato di Ursino si riempie fino a 9 metri, i 36 canali dell'Amenano diventano gallerie di basalto, la Pescheria trema. Nobili scappano, il viceré manda il principe Riggio, processioni disperate portano San Agata incontro al fuoco. Contadini come Pappalardo sfidano il magma con pale e argini, ma Catania resta "nera", i mercati distrutti, l'ordine sociale in pezzi.

Dalla cenere nascono ulivi e memoria

L'11 luglio l'Etna tace, ma lascia campi fertili dove oggi crescono ulivi secolari. Monti Rossi diventa pineta per famiglie, tunnel lavici attirano speleologi. Quel 1669 insegna agli etnei: il gigante dà e toglie, ma chi resta impara a convivere col nero sotto i piedi.

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