La piazza dove Catania smette di correre e si mette in ginocchio davanti a Dusmet

In piazza San Francesco d’Assisi, tra la chiesa sull’alta scalinata, Bellini bambino e il cardinale Dusmet, Catania passa dal Settecento barocco all’Ottocento dei poveri.

17 febbraio 2026 12:00
La piazza dove Catania smette di correre e si mette in ginocchio davanti a Dusmet - Foto: Triquetra/Wikipedia
Foto: Triquetra/Wikipedia
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Se arrivi da via Vittorio Emanuele con il mare alle spalle, a un certo punto il centro storico di Catania cambia respiro. La strada si apre all’improvviso, i palazzi si allargano, e ti trovi in piazza San Francesco d’Assisi: una sorta di cerniera urbana, dove il Settecento barocco di via dei Crociferi si aggancia all’Ottocento dei palazzi e dei monumenti civici. È uno di quei posti in cui la città, di solito sempre di corsa, sembra fermarsi un secondo a ricordare chi è stata.

Una scenografia costruita su un teatro romano (che non vedi)

Quello che vedi oggi è un rettangolo elegante, con la chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata in alto su una scalinata di pietra lavica, e di fronte due palazzi che sembrano appoggiati l’uno all’altro: il Gravina Cruyllas e il Platania. Quello che non vedi è che sotto, incassati come in un altro livello del videogioco, ci sono il teatro romano e l’Odeon: la piazza letteralmente poggia sulle gradinate antiche, coperte nei secoli da case e rifacimenti. È un palinsesto catanese classico: Roma sotto, Medioevo di mezzo, barocco sopra, traffico e bus turistici in superficie.​

La chiesa, lato est, ha una storia lunga: secondo la tradizione nasce nel Trecento su un tempio dedicato a Minerva, viene rifatta dopo il terremoto del 1693, e completata solo nell’Ottocento con facciata, scalinata e doppio campanile che conosciamo oggi. Dal basso sembra quasi un teatro: sali la scala come se andassi in scena, col prospetto che ti guarda dall’alto, pieno ma non eccessivo, tipicamente barocco catanese.

Bellini bambino che spunta dal palazzo di fronte

Sull’altro lato, il palazzo Gravina Cruyllas ha un dettaglio che da solo basterebbe a far venire qui anche chi non ama le chiese: è la casa dove nel 1801 nasce Vincenzo Bellini, il “Cigno” di Catania. Oggi l’edificio ospita il museo civico a lui dedicato e, in un’altra ala, il Museo Emilio Greco: opera lirica da una parte, incisioni e sculture dall’altra, come se la piazza tenesse insieme voce e materia. Accanto, più severo, il palazzo Platania chiude il lato ovest e aiuta a dare alla piazza quella forma raccolta, quasi un salotto all’aperto, che tanti visitatori notano senza sapere bene perché.

È qui che si sente forte l’idea di “passaggio di secolo”: l’impianto della piazza nasce con la grande ricostruzione settecentesca dopo il sisma, ma i palazzi che la definiscono vengono sistemati nell’Ottocento, quando Catania prova a vestirsi da città moderna, tra teatri, musei, vita borghese.

Dusmet, il cardinale che non smette di dividere il pane

Al centro della piazza, però, gli occhi finiscono sempre lì: sul monumento al cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet. La statua, realizzata negli anni Trenta del Novecento dallo scultore Silvestre Cuffaro su progetto dell’architetto Raffaele Leone, ritrae l’arcivescovo nell’atto di allungare il pane al popolo, in mezzo a un basamento in pietra bianca e lavica a forma di prua di nave. Ai lati, quattro altorilievi raccontano scene della sua vita: carestie, colera, poveri che bussano alla porta dell’episcopio. E incisa la frase che qui tutti conoscono: «Finché avremo un panettello, noi lo divideremo col povero».

I catanesi lo amano ancora: Dusmet è stato arcivescovo nella seconda metà dell’Ottocento, in mezzo a epidemie e fame, e la città gli ha restituito questa memoria di bronzo proprio davanti a una chiesa francescana, quasi a cucire le pratiche di carità con l’idea stessa di povertà evangelica. Quando passi la sera, se ti fermi un attimo, vedi gente seduta sul bordo del monumento, o ragazzi che si danno appuntamento “sotto Dusmet”: il beato che veglia, trasformato in punto di ritrovo quotidiano.

Una cerniera tra barocco e vita di tutti i giorni

Da piazza San Francesco parte via dei Crociferi con l’arco di San Benedetto, uno dei corridoi barocchi più forti della città: San Giuliano, San Benedetto, i conventi che si rincorrono come una scenografia infinita. Dall’altro lato, via Vittorio Emanuele scende verso il Duomo e il mare, arteria di traffico dove passano bus, cortei, turisti trascinati dalle guide. In mezzo, la piazza: un cuscinetto dove puoi tirare il fiato, salire un attimo sulla gradinata della chiesa, guardare il profilo dell’Etna incorniciato tra campanili e antenne.

È uno di quei luoghi che raccontano Catania senza urlare: teatro romano nascosto, musicista geniale nato in silenzio dietro le persiane, cardinale che divide il pane, e un continuo andirivieni tra sacro e profano, tra barocco da manuale e chiacchiere di chi si ferma a fumare appoggiato alla balaustra. Se vuoi capire come questa città tiene insieme la sua storia, è un buon posto da cui cominciare..

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