Il salotto inquieto ai piedi del monastero: la piazza dove Catania sogna e si sgretola

A Catania, Piazza Dante vive tra il gigante dei Benedettini, terme romane sepolte e marciapiedi rotti. Un salotto incompiuto, sospeso tra barocco, università e degrado.

09 febbraio 2026 12:00
Il salotto inquieto ai piedi del monastero: la piazza dove Catania sogna e si sgretola - Foto: Derbrauni/Wikipedia
Foto: Derbrauni/Wikipedia
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Una piazza nata per “incoronare” i Benedettini

Piazza Dante Alighieri è una grande quinta scenica nel cuore dell’Antico Corso, aperta per dare respiro al colosso del monastero di San Nicolò l’Arena e alla sua chiesa incompiuta. Si entra da via Gesualdo Clementi e dall’Antico Corso, e subito lo sguardo viene risucchiato dalla facciata mastodontica di San Nicolò, con colonne monolitiche e la grande scalinata di basalto che domina tutto. Tra Settecento e fine Settecento i Benedettini, orgogliosi del loro “monastero‑reggia”, spingono per aprire qui una piazza monumentale, demolendo le casupole miserabili che ne soffocavano il prospetto: è uno dei primi veri interventi di “risanamento urbano” della Catania tardo barocca.aroundcatania

L’esedra disegnata come un teatro

Tra il 1774 e il 1776 viene progettata la sistemazione monumentale: l’architetto Stefano Ittar, secondo le letture più accreditate, disegna un’esedra, un grande arco urbano curvo, chiuso da tre palazzine simmetriche che dialogano frontalmente con la chiesa. L’idea è chiarissima: trasformare lo spazio in un teatro all’aperto per le solenni celebrazioni religiose dei Benedettini, permettendo al popolo di assistere alle processioni e ai riti senza ammassarsi tra tuguri e vicoli bui. L’esedra e la grande scalinata costruiscono un effetto scenografico potente, una sorta di fondale urbano che ancora oggi, quando la piazza è semivuota, restituisce l’idea di una Catania che voleva mostrarsi moderna e “razionale” dopo le ferite del 1693.smarteducationunescosicilia

Sotto il basalto, le terme romane dimenticate

Quello che pochi notano, seduti ai tavolini dei bar o in fila agli ingressi dell’università, è che sotto Piazza Dante dormono resti antichissimi. Sul lato orientale affiorano le cosiddette terme romane di piazza Dante: un piccolo complesso termale tardo imperiale, probabilmente legato a una domus patrizia, con ambienti voltati e strutture murarie che si intrecciano a livelli ancora più antichi, forse della fondazione greca della città. Oggi il sito è spesso chiuso, invaso dalla vegetazione, denunciato da anni per abbandono: pannelli scoloriti, cancelli serrati, reperti che avrebbero potuto diventare un tassello prezioso di un percorso archeologico continuo tra Anfiteatro, Terme dell’Indirizzo e Castello Ursino.catania.mobilita

Il gigante dei Benedettini: da monastero a cittadella del sapere

A nord‑ovest della piazza si estende il Monastero dei Benedettini, uno dei complessi monastici più grandi d’Europa, gioiello del tardo barocco siciliano e oggi sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Fondato nel Cinquecento, devastato da eruzione del 1669 e terremoto del 1693, ricostruito da architetti come Vaccarini e Battaglia, il monastero è diventato laboratorio di riuso contemporaneo: claustri, corridoi infiniti, giardini interni e sale monumentali ospitano lezioni, convegni, visite guidate che lo hanno trasformato in una delle attrazioni culturali più amate della città. Eppure, come sottolineano molte voci cittadine, questa “cittadella del sapere” spesso dialoga poco con il quartiere che la circonda, rimanendo percepita come una fortezza chiusa, più vissuta dagli studenti che dagli abitanti dell’Antico Corso.argocatania

Tra università, bar e marciapiedi rotti

Oggi Piazza Dante è un crocevia di studenti, residenti, turisti e traffico: due dipartimenti universitari la rendono uno dei luoghi più frequentati del centro storico, soprattutto nelle ore diurne. I bar sotto l’esedra lavorano a ciclo continuo, tra colazioni, panini universitari e aperitivi, mentre la sera la piazza cambia volto, oscillando tra vivacità e marginalità, con segnalazioni di sporcizia, marciapiedi dissestati, auto in sosta selvaggia e una manutenzione spesso giudicata insufficiente dagli stessi catanesi. È questo contrasto – la monumentalità del barocco, il silenzio del monastero, le terme romane spente e la quotidianità un po’ sgualcita – a rendere Piazza Dante un luogo irrisolto ma genuino, specchio fedele di una città che alterna lampi di bellezza a stanchezza cronica.tripadvisor

Una piazza da ripensare

Negli ultimi anni si moltiplicano proposte e dibattiti su come “restituire” davvero Piazza Dante alla città: riqualificare i marciapiedi, integrare meglio gli spazi universitari, aprire stabilmente le terme, usare la piazza per eventi culturali che non siano solo episodici. Chi studia e abita qui immagina un futuro in cui questo salotto inquieto possa diventare il cuore di un grande progetto di risanamento dell’Antico Corso, proprio come nel Settecento fecero i Benedettini demolendo le casupole, ma con una differenza sostanziale: coinvolgere davvero chi la piazza la vive ogni giorno, dai residenti agli studenti, perché le sue pietre non siano solo sfondo, ma parte di una storia condivisa.wikipedia

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