Etnaland: nove metri di rifiuti e nessun depuratore, sequestrato il parco di Belpasso (I DETTAGLI)

Sequestro preventivo a Etnaland dopo sorvoli e indagini: accuse di gestione illecita di rifiuti, combustione, traffico illecito e inquinamento. La procura parla di omissione di prevenzione e impone bonifica e autorizzazioni.

A cura di Redazione Redazione
11 febbraio 2026 14:32
Etnaland: nove metri di rifiuti e nessun depuratore, sequestrato il parco di Belpasso (I DETTAGLI) -
Condividi

L'allarme è scattato nell'estate del 2022: un sorvolo della Guardia costiera, in un periodo di massima affluenza per il parco acquatico Etnaland, ha documentato escavazioni di grandi dimensioni e cumuli sospetti di immondizia in un'area adiacente alla struttura. Da quell'intuizione sono partite le indagini che hanno portato, mesi dopo, al sequestro preventivo dell'intero parco di Belpasso disposto dalla procura di Catania.

Le indagini e le prove

Le attività investigative, avviate con la videosorveglianza e integrate da accertamenti sul terreno, hanno ricostruito un meccanismo: a fine giornata la spazzatura prodotta dal parco veniva raccolta, una parte differenziata ma quantità rilevanti venivano bruciate e poi sotterrate nel terreno contiguo. Il risultato, secondo gli atti, è uno strato di rifiuti spesso fino a circa nove metri, mentre in una prima area sigillata furono trovati circa mille metri cubi di rifiuti assimilabili ai solidi urbani.

Le contestazioni a carico del titolare, Francesco Andrea Russello, e della società Etnaland srl comprendono reati ambientali gravi: gestione illecita di rifiuti (anche speciali), combustione e traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. Elemento aggravante è la mancanza di idonei impianti di depurazione: le acque delle piscine, pur trattate chimicamente, venivano in parte scaricate in un laghetto artificiale senza depurazione adeguata e lo scarico autorizzato in possesso della società era scaduto dal 2019.

Il giudice per le indagini preliminari, sulla base anche di una perizia, ha quindi disposto il sequestro dell'intera struttura e ha imposto «stringenti prescrizioni all'impresa al fine di ottemperare alle gravi carenze ambientali riscontrate». L'accertamento del danno ambientale è ancora in corso e sarà oggetto di valutazione tecnica per quantificare contaminazioni del suolo e delle acque.

Perché è successo: responsabilità e omissioni

Nella ricostruzione dei magistrati pesa, oltre alle condotte contestate, una rete di omissioni amministrative e di controllo. La procura ha sottolineato come la società disponesse solo di una autorizzazione allo scarico rilasciata dal Comune che era scaduta nel 2019 e non fosse stata rinnovata nonostante i numerosi ampliamenti della struttura ricettiva nel tempo. Il procuratore capo Francesco Curcio ha commentato: "Siamo intervenuti non certo perché vogliamo bloccare le attività economiche... Ma si devono svolgere in modo compatibile con l'ambiente" aggiungendo che, se ci fosse stata "un minimo di prevenzione, queste cose non succederebbero".

Sotto il profilo interpretativo, il caso evidenzia una combinazione di fattori: il possibile tentativo di ridurre costi di smaltimento, l'assenza di aggiornamento delle autorizzazioni ambientali e un apparato di controllo locale che, secondo la procura, non ha intercettato per tempo pratiche illecite rilevanti per un'azienda di dimensioni locali. Resta però da dimostrare in sede giudiziaria ogni responsabilità individuale e aziendale accertata dal procedimento.

Conseguenze immediate e scenari futuri

L'effetto più immediato è il blocco dell'attività del parco e l'avvio dell'iter giudiziario, che potrà portare a condanne, sanzioni amministrative e obblighi di bonifica. Per potersi ripresentare al pubblico Etnaland dovrà ottenere le autorizzazioni ambientali mancanti, mettere a norma gli impianti di depurazione delle acque e realizzare interventi di messa in sicurezza del sito.

Sul piano ambientale, gli esiti della perizia determineranno l'entità delle contaminazioni e le modalità di ripristino: bonifiche di suolo e falda, rimozione e smaltimento dei rifiuti interrati e controlli a lungo termine sulle acque potrebbero impattare sia i tempi che i costi. Sul piano socio-economico, la chiusura del parco solleva interrogativi sul lavoro locale e sul turismo nella provincia etnea, ma anche sulla qualità della governance ambientale richiesta a imprese di rilievo territoriale.

Il caso Etnaland apre infine una riflessione più ampia sul tema della prevenzione e del monitoraggio ambientale: come ha osservato il procuratore Curcio, i reati ambientali «non sono reati di serie B», e la vicenda ribadisce l'importanza di controlli tempestivi, trasparenza amministrativa e responsabilità aziendale per evitare che pratiche illecite perdurino e generino danno pubblico.

Le indagini proseguono: l'accertamento giudiziario dovrà ora stabilire la portata delle responsabilità penali e la misura del danno, mentre le autorità competenti dovranno coordinare gli interventi di bonifica e le verifiche per valutare se e quando il parco potrà tornare operativo rispettando le norme ambientali.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Catania