Catania, la Procura chiede la conferma della condanna a 27 anni per l'investimento mortale di Concetta De Bormida

La pg Agata Consoli chiede di non riformare la sentenza: omicidio e tentato omicidio, aggravante riconosciuta nonostante la semi‑infermità mentale.

27 febbraio 2026 10:22
Catania, la Procura chiede la conferma della condanna a 27 anni per l'investimento mortale di Concetta De Bormida -
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La pubblica accusa, rappresentata dalla dottoressa Agata Consoli, ha chiesto la conferma della condanna a 27 anni inflitta a Pietro Maurizio Nasca per l'uccisione di Concetta De Bormida avvenuta il 10 giugno 2023. Secondo l'impianto accusatorio, Nasca investì la donna a bordo della sua Opel Meriva, causando la morte; nello stesso episodio avrebbe tentato di uccidere anche la sua ex moglie.

Sviluppi processuali

A ricorrere in Appello sono la difesa - affidata all'avvocato Fabio Presenti - e l'assicurazione chiamata a rispondere in solido per la responsabilità civile. La prossima udienza è fissata per il 12 marzo, quando prenderanno la parola le parti civili, tra cui i familiari della signora De Bormida, assistiti dall'avvocato Emanuela Fragalà. L'esame processuale si concluderà con l'udienza del 6 aprile, davanti alla prima sezione penale della Corte d'appello di Catania presieduta da Elisabetta Messina.

In primo grado Nasca era stato ritenuto colpevole di omicidio e tentato omicidio. I giudici riconobbero una forma di semi‑infermità mentale, ma la ritennero compatibile con l'aggravante di aver agito per "motivi abietti e futili", elemento che ha influito sul calcolo della pena fino ai 27 anni. La pubblica accusa ha chiesto che il verdetto venga confermato senza modifiche; la difesa, che già un anno fa aveva annunciato appello nonostante avesse accolto con favore il riconoscimento del vizio parziale di mente, mira invece all'esclusione dell'aggravante per ottenere una riduzione della pena.

All'imputato è stata inoltre comminata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici; una volta espiata la pena dovrà permanere per 3 anni in una comunità terapeutica. Sul piano civile, Nasca, in solido con il Fondo di garanzia per le vittime della strada e con l'assicurazione, è stato condannato a risarcire le parti lese, ma anche questa parte ha presentato appello.

Ricostruzione del fatto e dichiarazioni dell'imputato

Nell'interrogatorio Nasca ha dichiarato di essere stato in cura per tre anni presso il Sert di Giarre e di aver subito un ricovero a Trecastagni. Ha raccontato di accusare la vittima di "mettere zizzania" tra lui e la ex moglie e di essersi infuriato quando le due donne, dopo essere state in clinica, si sarebbero allontanate da lui. Secondo la sua versione, l'attacco sarebbe scattato in quel frangente: "Le ho investite due volte, poi mi sono allontanato e mi sono fermato al bar, dove ho chiamato il 113 e ho detto quello che avevo fatto", avrebbe detto.

Le indagini e le testimonianze però non hanno corroborato le accuse che Nasca rivolgeva alla vittima. Al contrario, è emersa la figura di una donna descritta da familiari e conoscenti come molto gentile e disponibile, impegnata ad aiutare l'ex moglie dell'imputato. La famiglia della vittima, originaria della provincia di Enna, segue il processo attraverso l'avvocato Emanuela Fragalà; l'ex moglie di Nasca è difesa dall'avvocato Nicoletta Pistarà.

Il procedimento d'Appello determinerà se la Corte conferirmerà l'impianto sanzionatorio e le misure accessorie decise in primo grado o se accoglierà le istanze difensive volte a rivedere l'applicazione dell'aggravante che ha inciso sulla pena.

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