Catania, assolto dall'accusa di associazione mafiosa il figlio del boss Rannesi: sentenza d'appello nel processo 'Sabbie Mobili'

La Corte d'appello di Catania ha escluso l'aggravante mafiosa per Alfio Rannesi; la pena per estorsione resta, mentre sono state ridotte le condanne per altri presunti membri del clan Lineri.

A cura di Redazione
18 febbraio 2026 07:44
Catania, assolto dall'accusa di associazione mafiosa il figlio del boss Rannesi: sentenza d'appello nel processo 'Sabbie Mobili' - Foto: DMarx22/Wikipedia
Foto: DMarx22/Wikipedia
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CATANIA — La Corte d'appello di Catania ha assolto dall'accusa di associazione mafiosa Alfio Rannesi, 30 anni, figlio del boss di Lineri Girolamo Rannesi, nel processo noto come Sabbie Mobili. La terza sezione penale, presieduta da Francesca Cercone con relatori i consiglieri Anna Maggiore e Paolo Corda, ha motivato l'assoluzione per «per non aver commesso il fatto».

Tuttavia, per lo stesso Alfio Rannesi la Corte ha confermato una condanna a 1 anno e 10 mesi per concorso in estorsione, in continuazione con una precedente sentenza. Il difensore di Rannesi, il penalista Tommaso Manduca, ha espresso «piena soddisfazione per l'assoluzione dal reato di associazione mafiosa».

I giudici hanno inoltre ridotto le pene per altri imputati ritenuti, secondo l'accusa, facenti parte del presunto gruppo di Lineri. Le principali condanne in secondo grado sono:

  • Fabrizio Currao: 6 anni, 10 mesi e 20 giorni
  • Giuseppe Donato: 10 anni e 10 mesi
  • Natale Alessandro Donato: 9 anni e 2 mesi
  • Salvatore Guglielmino: 11 anni e 6 mesi
  • Nunzio Mammino: 11 anni e 8 mesi

La Corte ha inoltre rideterminato le pene per altri imputati del processo Sabbie Mobili, riconoscendo in alcuni casi le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti: Domenico Geraci e Salvatore Gianluca Geraci sono stati condannati a 5 anni ciascuno; Carmelo Litrico, in continuazione con un'altra sentenza, a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni; Lorenzo Pinnavaria a 5 anni e 2 mesi; Salvatore Pinnavaria a 3 anni e 8 mesi; e Pietro Vittorio, in continuazione, a 3 anni, 11 mesi e 10 giorni.

La sentenza di secondo grado arriva al termine del processo che ha raccolto dichiarazioni di più pentiti e collaboratori di giustizia: nomi come Eugenio Sturiale e Silvio Corra hanno contribuito a ricostruire l'evoluzione del gruppo. Secondo le dichiarazioni rese, il clan denominato del Malpassotu — attivo in passato con un ruolo quasi parallelo rispetto alla Cosa Nostra catanese — si sarebbe poi inquadrato nella galassia di uno dei clan più potenti della regione.

La storia del clan di Lineri

Fonti processuali e dichiarazioni di collaboratori descrivono il gruppo di Lineri come un clan autoctono, con origine nel quartiere di Misterbianco, che ha esercitato capacità di azione su un'ampia area pedemontana e nella città di Catania. I nomi degli imprenditori e degli operatori economici citati come vittime di estorsione comprenderebbero persone di Nicolosi, Milo, Valcorrente, Misterbianco, Mascalucia, Piano Tavola e Tremestieri Etneo.

Secondo le ricostruzioni, il gruppo aveva una caratteristica significativa: la licenza di operare su territori molto vasti, segno di una Cosa Nostra che negli ultimi anni privilegia il profitto rispetto alle tradizionali beghe territoriali. Nella sentenza di questa sede di giudizio, va sottolineato che Girolamo Rannesi, indicato come boss di Lineri, non figura tra gli imputati giudicati in questo procedimento.

La pronuncia d'appello rappresenta una tappa importante del processo Sabbie Mobili: la decisione di secondo grado definisce l'esito per molti degli imputati, mentre per alcune posizioni restano confermate condanne per reati come l'estorsione. La Procura o le parti civili possono valutare eventuali ricorsi in Cassazione, come prassi al termine del giudizio di secondo grado.

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