Catania, assoluzioni definitive nel processo 'Quadrilatero': scarcerata la sorella del boss Zuccaro

La Procura di Catania non ha impugnato il verdetto: assolti in via definitiva Concetta Zuccaro, Antonio Gianluca Pennisi e Mariangela Barone nell'inchiesta sulla piazza di spaccio di San Cocimo.

A cura di Redazione Redazione
10 febbraio 2026 06:08
Catania, assoluzioni definitive nel processo 'Quadrilatero': scarcerata la sorella del boss Zuccaro -
Condividi

La quarta sezione penale del Tribunale di Catania ha visto passare in giudicato l'assoluzione definitiva di Concetta Zuccaro, sorella del boss Maurizio Zuccaro, e di altri due imputati, Antonio Gianluca Pennisi e Mariangela Barone. La Procura e la Procura generale non hanno infatti impugnato il verdetto emesso dal collegio presieduto dal giudice Salvatore Palmeri, con a latere Silvia Passanisi e Dora Anastasi.

Il processo e le assoluzioni

I tre assolti erano imputati nel processo noto come Quadrilatero, nato da un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania sui traffici di stupefacenti attorno a piazza Machiavelli, nel quartiere di San Cocimo. Per Concetta Zuccaro il pubblico ministero aveva chiesto 10 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga; la difesa, rappresentata dall'avvocato Pierpaolo Montalto, ha ottenuto invece l'assoluzione per insufficienza di prove. Anche Pennisi, difeso dall'avvocato Dario Fina, era accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e aveva subito la medesima richiesta di pena, ma è stato assolto. Per Mariangela Barone, assistita dall'avvocato Andrea Gianninò, l'accusa era limitata al traffico di stupefacenti; per lei il pm aveva chiesto 6 anni e 27.000 euro di multa, ma è arrivata l'assoluzione definitiva.

Le condanne per altri imputati e l'appello in corso

Nel processo di primo grado erano invece state inflitte 7 condanne, per le quali è tuttora in corso il giudizio d'appello davanti alla Corte d'Assise d'Appello. Le pene di primo grado comprendono: Roberto Spampinato condannato a 7 anni, 6 mesi e 20 giorni e 2.666 euro di multa; Giuseppe Gentile e Salvatore Russo a 4 anni e 8 mesi e 4.000 euro di multa ciascuno; Magda Dorina Miu a 1 anno e 3 mesi e 1.800 euro di multa; Mamadou Kane a 1 anno; Giuseppe Caputa a 1 anno e 8 mesi; e Antonio Testa a 1 anno e 2 mesi. L'avvocato Salvatore Centorbi, difensore di Spampinato, ha proposto ricorso in appello.

Il blitz "Quadrilatero" e l'area d'indagine

L'operazione che diede avvio all'inchiesta fu denominata Quadrilatero perché riguardava la zona delimitata dalle vie Avola, San Damiano, Testai e la piazza Cosma e Damiano. Alla fase esecutiva parteciparono i carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coadiuvati dalla Compagnia di Intervento Operativo del XII Reggimento "Sicilia", dal Nucleo Elicotteri e dal Nucleo Cinofili; l'ordinanza, su richiesta della Dda, portò all'arresto di 20 persone. Le indagini hanno ricostruito una rete di spaccio che gestiva diverse piazze di smercio di cocaina, crack e marijuana, radicate nel popolare quartiere di San Cristoforo e in particolare nell'area di San Cocimo.

La relazione con la criminalità organizzata

Secondo gli inquirenti, San Cocimo era considerata roccaforte di affiliati al gruppo riconducibile a Maurizio Zuccaro, ritenuto organico alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. Tuttavia, nel corso del procedimento processuale non sono state contestate accuse di associazione mafiosa: nessuno dei dieci imputati coinvolti è stato processato per reati di mafia, compresa la sorella del boss.

I fatti descritti rappresentano l'esito delle verifiche giudiziarie sulla vicenda Quadrilatero; la situazione processuale resta invece aperta per i condannati che hanno impugnato le sentenze di primo grado, con il secondo grado ancora in corso.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Il Fatto di Catania