La stazione che cambiò per sempre il rapporto di Catania con il mare: storia di un epopea dimenticata
La vera storia di Catania Porto: dalla Circumetnea alla metropolitana, tra viadotti, merci etnee e una chiusura definitiva nel 2016.
Il terminale marittimo che rivoluzionò la Circumetnea
Per decenni Catania Porto fu un punto nevralgico della mobilità catanese. Non un semplice scalo, ma la stazione terminale marittima della ferrovia Circumetnea, attiva fino alla soppressione del servizio con Catania Gaito. La sua storia comincia con i lavori della Circumetnea, avviati nel 1889, e prosegue con l’apertura progressiva dei tratti: il 2 febbraio 1895 entrò in servizio la linea da Catania Borgo ad Adernò (oggi Adrano), mentre il 13 marzo 1895 si aggiunse l’importante collegamento tra Borgo e la fermata di Catania Gaito. L’ultimo passo, quello decisivo per il porto, arrivò solo il 10 luglio 1898, quando venne inaugurato il tratto finale di 1.864 metri, comprendente il fascio binari marittimo e il collegamento diretto con la stazione Catania Porto. La realizzazione tardò rispetto al resto della linea a causa di un problema tutt’altro che banale: era necessario scegliere se inserire il binario a scartamento ridotto nella linea a scartamento ordinario della Società Sicula, oppure costruire un viadotto in ferro a due arcate per sovrappassare la linea Messina–Catania. La decisione cadde sul viadotto, poi demolito alla fine degli anni Ottanta durante i lavori della futura metropolitana. Nell’area ristretta tra la ferrovia della Rete Sicula e la banchina portuale, fu così realizzato un fabbricato viaggiatori a due elevazioni e un piccolo scalo merci passante, da cui i binari proseguivano direttamente sulle banchine attraverso un apposito varco doganale. Catania Porto divenne così il punto di transito privilegiato delle merci provenienti dai comuni pedemontani etnei, fino alle prime difficoltà causate dalla Prima guerra mondiale, che interruppe i rapporti con i porti mediterranei dell’allora Impero Ottomano.
Declino ferroviario, trasformazione urbana e rinascita come metro
Il traffico merci cominciò a ridursi stabilmente negli anni Venti, complice la diffusione del trasporto su strada e il mancato ammodernamento del materiale ferroviario. Negli anni Settanta il servizio merci diretti al porto era ormai quasi nullo e venne soppresso. Gli ultimi convogli, composti da pochi carri, erano trainati perfino dalle automotrici. La stazione cessò ogni attività ferroviaria negli anni Ottanta, restando soltanto come terminale autobus della FCE, mentre l’edificio della rimessa venne trasformato per ospitare le officine dei mezzi. La svolta arrivò con il progetto di interramento della linea e la successiva trasformazione in ferrovia metropolitana: alla fine degli anni Novanta l’edificio venne restaurato e adattato allo scartamento ordinario, con un nuovo marciapiede alto, binari dedicati e uno destinato a soste e manovre. Dal 1999 al 2016 la stazione tornò a vivere come capolinea provvisorio della metropolitana di Catania, assumendo il nome di “CT. Porto” e diventando nodo di interscambio con le linee urbane ed extraurbane della Circumetnea. L’ultima data significativa è il 20 dicembre 2016: con l’apertura della tratta Galatea–Stesicoro, la stazione venne definitivamente chiusa, segnando la fine di un percorso iniziato oltre un secolo prima.
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