Il borgo catanese che sfida secoli, castelli e terremoti con una storia incredibile
Calatabiano tra castello, riti antichi, mare e storia: il borgo catanese che sorprende per posizione, tradizioni e vicende secolari.
Dove nasce Calatabiano e perché è un luogo unico
Calatabiano appare come uno di quei centri siciliani in cui mare, colline e storia sembrano inseguirsi senza sosta. È un comune della provincia di Catania, poco sopra i 5.000 abitanti, e si trova a 62 metri sul livello del mare, incastonato in una posizione strategica: pianura fertile, costa vicina e un fiume — l’Alcantara — che ne disegna il confine settentrionale. Il territorio è esteso ma ordinato, con i suoi 26 chilometri quadrati che respirano tra il profilo dello Ionio e l’entroterra etneo. La sua collocazione è un vero crocevia: 42 chilometri da Catania, circa 58 da Messina, e poco meno di tre chilometri dal mare, un equilibrio naturale che lo rende da sempre un punto di passaggio e un punto di sosta. È qui che si vede chiaramente come la Sicilia riesca a mescolare mare, colline e storia in un unico quadro.
Il castello, i secoli e il terremoto che cambiò tutto
Il segno più potente della storia di Calatabiano è il suo castello, una fortificazione che domina la valle dell’Alcantara e che racconta secoli di passaggi, aristocrazie e distruzioni. Su quell’altura esistevano probabilmente strutture difensive già in epoca antica, ma le tracce certe partono dal IV secolo d.C. La costruzione che conosciamo oggi, però, risale al periodo normanno: è nel 1135 che l’insediamento viene rifondato e trasformato in baronia sotto Ruggero II. Nei secoli le famiglie feudali si susseguirono, tra cui i Cruyllas, che marcarono profondamente il borgo dal 1396 in poi, ampliando la fortificazione e costruendo la chiesa del Santissimo Crocifisso. Il castello vide assedi, attacchi e resistenze: Dragut lo colpì nel 1544, un nuovo assedio arrivò nel 1677, poi il terremoto del 1693 ne cambiò per sempre il destino, distruggendo l’antico abitato e spingendo gli abitanti a ricostruire il paese più a valle. Quel sisma ribaltò la vita di Calatabiano, ma non cancellò il castello, che ancora oggi resiste come testimone di pietra. Gli interventi moderni di restauro ne hanno restituito accessi e percorsi, rendendolo una delle mete più emblematiche dell’area ionica.
Terra, mare, agricoltura e riti: la vita che continua
Il territorio di Calatabiano vive di agricoltura ricca, resa possibile dalla piana e dal clima: gli agrumeti dominano le zone più fertili, mentre sulle colline, dove l’acqua scarseggia, prosperano gli ulivi. Una delle produzioni più significative è quella della nespola del Giappone, con centinaia di tonnellate raccolte ogni anno. Accanto ai campi ci sono allevamenti, piccoli artigiani, attività legate alla carta e persino fornaci per la calce. Sulla costa, la spiaggia di San Marco — quasi due chilometri e mezzo di litorale — attira turisti che cercano uno Ionio limpido e tranquillo. Il territorio è facilmente raggiungibile: strada, ferrovia e persino una piccola aviosuperficie di 500 metri dedicata all’aviazione turistica permettono un collegamento rapido tra mare, Etna e comuni circostanti.
Il cuore identitario del paese vive però anche nei riti religiosi. Tra i più sentiti c’è la celebrazione di San Filippo Siriaco, con una tradizione che unisce devozione e fatica: la discesa del fercolo dalla chiesa del Santissimo Crocifisso, la processione per le vie del borgo, e infine la risalita verso il monte. È un rituale che non è folklore, ma memoria viva, un gesto che si ripete anno dopo anno e che lega la comunità alle sue radici più antiche.
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