A Catania c'è un edificio che resistette alle catastrofi più assurde: lo hai visto almeno una volta

A Catania, un palazzo sopravvissuto alla lava del 1693 custodisce storie nobiliari, arte barocca e una curiosità poco conosciuta.

28 novembre 2025 21:00
A Catania c'è un edificio che resistette alle catastrofi più assurde: lo hai visto almeno una volta - Foto: Carlo Pelagalli/Wikipedia
Foto: Carlo Pelagalli/Wikipedia
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L’eleganza che nacque tra cenere e fuoco

Nel centro storico di Catania, lungo via Etnea, sorge un edificio che pochi passanti osservano con la dovuta attenzione. Dietro la sua facciata barocca si cela una delle dimore più affascinanti e cariche di simbolismo della città: Palazzo Manganelli.

La sua storia comincia sulle rovine di un precedente palazzo distrutto dalla terribile eruzione del 1669 e dal terremoto del 1693, quando Catania si trovò letteralmente a ricostruirsi da zero. Proprio allora, la nobile famiglia dei Paternò Castello, principi di Manganelli, decise di erigere una residenza che fosse più di un segno di rinascita: un manifesto di eleganza, resilienza e potere.

L’architetto Giovanni Battista Vaccarini, tra i protagonisti del barocco catanese, contribuì a darle forma e splendore. Le linee sinuose, le decorazioni in pietra lavica e le ampie finestre rivolte verso via Etnea narrano l’armonia tra materia vulcanica e arte nobiliare. Ogni cornice, ogni balcone sembra voler dire: “da questa terra distrutta può nascere bellezza”.

Oggi, osservando il prospetto leggermente arretrato e l’imponente portale, si percepisce una forza calma: Palazzo Manganelli non è soltanto una costruzione, ma una sopravvivenza fisica alla furia dell’Etna.

Tra saloni, giardini e storie che non si raccontano

All’interno, i saloni raccontano secoli di vita aristocratica. I soffitti sono riccamente affrescati da Matteo Desiderato e Giuseppe Sciuti, pittori che seppero fondere mitologia e allegoria con la leggerezza cromatica tipica del gusto ottocentesco.

Ogni stanza cela dettagli che parlano di viaggi, influenze straniere e incontri politici. Gli arredi originali, le tappezzerie e i lampadari di vetro veneziano riflettono la ricchezza di una famiglia che, pur tra guerre e rivoluzioni, seppe mantenere il proprio ruolo di pilastro della società catanese.

Sul retro del palazzo si apre il giardino pensile, uno spazio sorprendente incastonato tra i tetti del centro storico. Qui, tra palme, agrumi e statue classiche, il tempo sembra sospendersi. È un angolo verde sopravvissuto all’espansione urbana, un rifugio sospeso dove la città moderna si percepisce solo come eco lontana.

La leggenda — mai confermata ma sempre sussurrata — racconta che alcuni ambienti sotterranei collegassero il palazzo ad altre residenze nobiliari della zona, percorsi riservati alla fuga o agli incontri segreti. Nessuna prova storica lo certifica, ma la suggestione resiste, alimentata dall’atmosfera quasi teatrale che aleggia nei corridoi più antichi.

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